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SCUOLA/ Youtube e proiettore per far "rivivere" l'italiano in classe

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In un recente articolo sul Corriere della Sera dal titolo "L'italiano dimenticato" Paolo Di Stefano lamenta (come altri osservatori altre volte) le parole sbagliate, i verbi usati male, gli errori di ortografia che intralciano il cammino di studenti universitari (e poi di professionisti), tanto che le università cominciano ad attrezzarsi. Il tema ha avuto nel tempo anche i suoi risvolti comici, come il noto ppt Almeno l'itagliano, sallo che raccoglie castronerie lessicali e sintattiche piuttosto divertenti (e tragiche).

La tesi del giornalista però è in parte nuova e interessante, cioè che la lingua si disimpari a partire da un certo periodo scolastico. Scrive Di Stefano: "È noto, secondo i famosi (o famigerati) rilevamenti Invalsi, che la gran parte degli studenti che escono dalle scuole superiori non sa scrivere, manca dei fondamenti testuali, grammaticali, lessicali, sintattici: dopo le scuole medie, si disimpara l'italiano, e la tendenza verso il basso continua negli anni dell'università e poi in età adulta. Un fenomeno di regressione, il cui primato europeo spetta all'Italia, come ha dimostrato un anno fa anche la ricerca internazionale Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies)". Senza cadere nella tentazione di dare la colpa a un certo segmento scolastico, a me sembra che, persa la fiducia nell'adulto-maestro, l'adolescente si chiuda nel rapporto fra i pari e cominci a perdere la curiosità, l'abbrivio, o forse un certo fascino per il mondo adulto.

L'articolo prosegue con segnalazioni editoriali che dovrebbero essere utili "per rimediare all'analfabetismo di ritorno che concerne il leggere e lo scrivere, oltre al far di conto". In realtà più che di regole, e di libri che le insegnino, avremmo bisogno di maestri e di esempi. Invece il buon parlare, il bello scrivere puzzano di stantio e non sono tenuti in onore. La televisione nazionale, negli anni del boom non solo economico ma della lotta all'analfabetismo, produceva i magnifici "sceneggiati", che oltre a far conoscere le opere letterarie proponevano al popolo che usciva dal monolinguismo dialettale un linguaggio "imitabile". Il trash impera in tv, e non parliamo della politica; la scuola, come sempre, rema contro corrente. Perché stupirsi poi di ciò che si tollera altrove?

Sembra retorico dire che la conoscenza adeguata della lingua nazionale è "ragion d'essere primaria della scuola", che ha il compito di ampliare l'uso, passivo (ascolto e lettura) e attivo (parlato e scritto) della lingua, con particolare ma non esclusivo riferimento alla dimensione colta della lingua, diversa dalla lingua parlata. Sempre che una lingua diversa dal parlato sia un "obiettivo" da proporre ai giovani, specialmente ai preadolescenti. Purtroppo non è così: anche la letteratura per anni ha mimato il parlato, mentre la scrittura anche giornalistica accetta periodi in cui le reggenti si susseguono separate solo dalla virgola, e il lessico più sofisticato è condannato in nome del valore unico della "leggibilità" (un valore altamente democratico, ma controproducente: il popolo non sa più parlare, mentre le nostre nonne in montagna parlavano un ottimo italiano). 



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COMMENTI
24/07/2015 - "Finalmente"....!!! (Luigi Maranzana)

Dopo tante "dissertazioni" sul ruolo, la funzione, della Scuola, un esempio di come essa possa essere "buona scuola". Complimenti!! In una società dominata ormai dal "pensiero breve" cui ci hanno abituato ed "abusato" i prodotti multimediali mobili, credo occorra fare il punto sul rischio di perdere la propria lingua o, comunque di disabituarsi ad usarla in modo appropriato. Le Indicazioni nazionali, cui Ella fa riferimento, paventano tale rischio specie quando definiscono alcuni compiti che la Scuola oggi deve assumersi: la valorizzazione della propria appartenenza necessaria ad un nuovo modello di cittadinanza che, per includere, ha bisogno di snocciolare la propria storia per scambiarla e riappropriarsene arricchita di altri vissuti. Quale occasione migliore ricercare nella storia della nostra lingua esperienze significative ed arricchenti anche dal punto di vista dell'uso della lingua! Certo abbiamo bisogno di usare mezzi multimediali per creare attenzione e motivazione, ma la lettura di opere di rilievo abituano ad una virtù fondamentale ed oggi in disuso: saper ascoltare, saper stare in silenzio per ricevere! Da ex dirigente scolastico mi consenta di provare un pò di "invidia" per il collega che ha la fortuna di annoverarla tra i Docenti dell'Istituto che dirige!