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SCUOLA/ 7 dati per "smontare" i pregiudizi sulle scuole paritarie

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Per esempio, si potrebbe avere chiaro che la quasi totalità dei fondi viene data alle scuole dell'infanzia (66%) o primarie (30%), e del restante 4%, metà spetta ai disabili, per un totale di circa mille euro a testa - da confrontare con il costo di un insegnante di sostegno… - e quindi alle scuole secondarie di primo e secondo grado va circa il 2% degli stanziamenti, con un costo per ciascun ragazzo delle medie di circa 100 euro, e per la secondaria di circa 150, contro rispettivamente i circa 7.500 e 8.000 della scuola statale. 

Per esempio, ci si potrebbe chiedere come mai i ragazzi "statali" costano così tanto di più di quelli "privati", magari per cogliere qualche suggerimento sul piano dell'organizzazione, spendendo i soldi risparmiati per ridurre gli abbandoni e migliorare i risultati di apprendimento.

Per esempio, si potrebbe dire chiaro che la scuola paritaria costituisce un mercato del lavoro regolare (se gli insegnanti sono in nero o sottopagati, la paritarietà non viene concessa) per molte decine di migliaia di docenti e non docenti, trattati come figli di un dio minore, a meno che non si redimano e passino allo Stato, che sarà felicissimo di trovare da qualche parte i soldi per pagarli. 

Per esempio, si potrebbe prendere atto che le scuole paritarie, soprattutto quelle confessionali, cercano in ogni modo fondi per consentire a tutti di frequentarle, e i casi in cui i ragazzi la cui famiglia si trova in difficoltà restano fino alla fine degli studi sono la normalità. È lo Stato, non la scuola "dei preti", che seleziona i "ricchi" impedendo ai "poveri" di frequentare una delle due gambe del sistema scolastico nazionale. 

Fermiamoci qui. Mi occupo di "pubblico/privato" da quarant'anni, e nessun argomento - nessun argomento - viene ascoltato da chi ha già formulato il proprio (pre)giudizio. Una sola ultima curiosità: nessuno viene chiedermi un giudizio sulla metropolitana romana, che pure ho utilizzato per quattro anni, o su una mostra di sculture antiche, che pure ho visitato e apprezzato: mi si chiede di illustrare i miei lavori, per esempio il libro (SOS educazione) da cui ho tratto tutti gli esempi citati. Perché, allora, quando si tratta di scuola i giornalisti chiedono il parere di persone certamente di elevato livello, ma in tutt'altro settore? 

Forse per quella che noi poveri educazionisti definiamo "trasferibilità delle valenze professionali", per cui chi eccelle in un settore sarà bravo in tutto? Ma i latini dicevano "sutor ne ultra crepidam" (traducibile per i lettori leghisti con "ofelé fa el to mesté") e Gadda, autore da me molto amato, nella raccolta di racconti "Le bizze del capitano in congedo", criticando le villette in stile chalet diffuse in Brianza si chiede come mai i geometri lombardi usino la Svizzera come fonte di ispirazione, in quanto (cito a memoria perché sono in vacanza e non ho il testo sottomano) "in nulla pertiene all'edificar case l'abilità nel costruire orioli"…



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COMMENTI
29/07/2015 - Sentenza Usa e Bonus Scuola (Carlo Cerofolini)

Dopo la sentenza statosocialista della Cassazione che obbliga le scuole paritarie non statali a pagare l’Ici-Imu – mettendole così a serio rischio di chiusura – è inutile girarci intorno, la soluzione è una sola, se si vuole garantire sia la libertà di istruzione costituzionalmente garantita sia l’art. 33 della stessa Costituzione (senza oneri per lo Stato), dare un corposo Bonus scuola direttamente alle famiglie (non alle scuole) e così – in analogia a come ha sentenziato la Suprema Corte Usa - non si darebbe alcun aiuto da parte dello Stato alle scuole che non siano statali. Famiglie che poi potranno decidere liberamente se spenderlo nelle scuole paritarie statali o non statali. Tale Bonus- indicativamente - dovrebbe essere pari all’80% del costo medio dello studente nelle scuole statali, mentre il restante 20%, mancante a coprire l’intera spesa del costo per studente, potrebbe essere per il 5% a carico delle famiglie, come tassa d’iscrizione, e per il 15% a carico della scuola paritaria non statale o dello Stato per quella statale.

 
29/07/2015 - Pregiudizi? (Franco Labella)

Dopo aver letto il lungo articolo della prof.ssa Ribolzi sono stato colpito dalla chiusa finale che allarga l'analisi "pubblico/privato" a settori diversi dall'educazione. Mi viene, perciò, una obiezione alla quale mi piacerebbe aver risposta: posto che la Costituzione (art. 30) non parla minimamente di un intervento statale (sotto forma ad esempio di buono-scuola) per favorire le libere scelte educative delle famiglie, visto che a mio parere incautamente la prof.ssa Ribolzi si avventura in ambiti diversi rispetto alla scuola, il principio di libera scelta incentivata economicamente deve valere anche in altri ambiti. Allora, gentile prof.ssa, visto che l'art.32 tutela il diritto alla salute domani chiederò che, pur non essendo indigente (condizione che costituzionalmente consente l'intervento statale per curarsi), desidero esecitare la libertà di cura e quindi chiedo un buono-clinica privata o un buono-centro di analisi non convenzionato col SSN. Che ne pensa? A far dire alla Costituzione quello che non c'è si corrono questi rischi. Sarà per questo che la cattiva scuola di Renzi e Giannini ha perpetuato la scelta di non far studiare più la Costituzione agli studenti italiani.... Meno sai, meno obiezioni muovi e meno capisci...