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SCUOLA/ Autovalutazione, luci e "ombre" (ministeriali) di una bella novità

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A questo stadio della discussione, in particolare, occorre a mio avviso pianificare con cura due passaggi ulteriori.

Il primo è quello di rendere le scuole (ed i dirigenti scolastici in particolare) responsabili in prima persona dei progetti di miglioramento. Su questa partita si gioca, in maniera decisiva, il vero spazio di autonomia delle scuole. Con una logica sussidiaria, il Miur dovrà fare un passo indietro sulle modalità operative di conduzione dei processi di miglioramento (lasciando libere le scuole di aggregarsi e finanziando i loro progetti anche in partnership con soggetti terzi, università, ecc.) e concentrare la propria attenzione sulla valutazione (esterna) dei risultati conseguiti.

Il secondo consiste nell'utilizzare i risultati della valutazione, e non lasciarli chiusi nel cassetto. In questo senso, ogni iniziativa che dia il senso del follow-up rispetto alla fase attuale andrà salutata con favore: diffusione di informazioni di dettaglio sulla valutazione delle diverse scuole (anche ai genitori), agganciamento delle valutazioni a incentivi finanziari e non solo, e così via. Se invece tali valutazioni rimarranno inutilizzate, si creerà un'opinione di inutilità del lavoro effettuato che vanificherà qualunque sforzo ulteriore. A tal proposito, un ruolo cruciale dovranno giocarlo i dirigenti scolastici: anche alla luce dei maggiori ambiti di autonomia che la legge Buona Scuola sta tentando di creare, i ds dovranno dimostrare di possedere quelle caratteristiche manageriali e di proattività che da loro ci si aspetta.

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