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SCUOLA/ Autovalutazione, le domande che cambiano (subito) la scuola

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La forza culturale di questa operazione l'ho potuta sperimentare direttamente nella mia scuola. Ho chiesto ad un esperto esterno di presentare i dati del nostro istituto a tutto il collegio dei docenti. Volevo che l'impatto non fosse mediato da discussioni preliminari fatte da chi conosce già la nostra scuola. Una media alta di voti agli esami di maturità, i risultati nelle prove standardizzate molto al di sopra delle scuole con lo stesso background socio-culturale, la mancanza di varianza tra classi, il numero di ore dedicate al recupero, la modalità di progettazione tra docenti, l' assenza di bocciati erano tutti dati confermavano la positività del nostro lavoro, ad eccezione di pochi ma importanti elementi: il numero debiti più alto rispetto alla media provinciale dei licei e una quantità di trasferimenti in uscita significativamente superiore a quella degli altri licei di Bologna. Erano dati che conoscevamo, ma vedere nero su bianco il paragone con tutti i licei della nostra città ha fatto nascere una riflessione più approfondita, meno generica e ha indotto a non trovare subito delle giustificazioni (la scuola è il regno delle giustificazioni, non solo per gli studenti, ma anche per i docenti e i dirigenti!).

Ecco le prime reazioni: "Perché dare molti debiti dovrebbe essere negativo? È un segno di serietà a fronte della decisione di non fare una selezione in ingresso dal primo ciclo". "Perché stupirsi di fronte ad un alto numero di trasferimenti? Nella nostra scuola i bocciati sono pochissimi ed evitare di far perdere un anno ai ragazzi attraverso un lavoro di ri-orientamento è molto positivo". "Ma perché alcuni alunni si trasferiscono anche nel corso del triennio? Perché anche studenti che potrebbero proseguire nella nostra scuola cambiano nonostante la qualità della proposta didattica che offriamo? Cambiano solo perché vogliono percorrere delle strade più facili dove si possono conseguire voti più alti con meno fatica, o perché non sentono valorizzato il loro impegno? Perché un così alto numero di debiti a fonte di un numero così alto di ore investite per il recupero anche nel corso dell' anno scolastico? Il fatto che i ragazzi recuperino e siano ammessi alla classe successiva è positivo, ma i debiti non dovrebbero essere un'eccezione? Con dei bravi insegnanti non dovrebbero bastare le mille ore di scuola che svolgono nel corso di ogni anno scolastico? Come impostare l'ora di lezione e l'organizzazione del lavoro per rendere più efficace la didattica? Come far percepire ai ragazzi il senso di quello che gli chiediamo aiutandoli a percepire dentro l'impegno che gli è chiesto la positività del percorso che stanno facendo?".



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COMMENTI
01/08/2015 - autovalutazione (roberto castenetto)

Interessante. Peccato che in molte scuole ( quasi tutte?) questo sia stato fatto dal Dirigente in completa solitudine o con il suo staff, nell'ignoranza di tutti gli altri protagonisti della scuola.

 
01/08/2015 - Misurare per decidere (Maria Antonia Savio)

L'autovalutazione: una importante e attesa operazione! ,Si può' certamente concordare sul fatto che le domande cambiano! Aver ' compilato' il rapporto' ha legittimato l'autoanalisi, la riflessività anche dove questa operazione era rimasta nel sottofondo. Legittimare il dubbio costruisce la democrazia, apre alla partecipazione. Ogni Scuola, in misura più o meno estesa si è trovata 'costretta' a dare risposte. Qualcuno avanza la possibilità di operazioni vagamente autocelebrative? Difficile trovare una simile condizione: come affrontare l'intero collegio, come incontrare il primo giorno di scuola i genitori e gli studenti se il RAV dovesse restituire una immagine poco realistica? No, l' avvio di una operazione piuttosto importante, magari faticoso per il Dirignete è il Nucleo di valutazione interno ha piuttosto generato un processo virtuoso: l'autoreferenzialita non è più di moda... Sarà necessario definire un piano di miglioramento, realistico e visibile. Dopo anni di operazioni quasi solo tacciate di 'carboneria' si assiste all'emersione di quella che piuttosto è una necessità : la pratica riflessiva, la previsione di processi ritenuti necessari e individuati in modo chiaro, la misura dei risultati, il confronto interno al Collegio Docenti, con le attese delle Famiglie e del contesto territoriale. Ciò che si palesa.. Non si può nascondere. La passione educativa darà la spinta al cambiamento della prospettiva: è tempo di una chiara proposta da qui a un tempo definito.