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SCUOLA/ Autovalutazione, le domande che cambiano (subito) la scuola

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8.511 scuole statali italiane e 2.126 scuole paritarie hanno completato la costruzione del proprio rapporto di autovalutazione (Rav). È di due settimane fa la notizia che a settembre sarà possibile fare ulteriori modifiche prima della pubblicazione che avverrà sul portale Scuola in Chiaro. Decisione saggia, perché consente di condividere il contenuto del rapporto con il collegio dei docenti, i consigli di classe ed il consiglio di istituto, all'inizio del nuovo anno scolastico.

La parte più interessante di questo lavoro, infatti, è quella che chiede di individuare, sulla base dei dati e delle riflessioni svolte, le priorità rispetto agli esiti degli studenti da qui a tre anni, specificando gli obiettivi di processo utili per procedere nella direzione che la scuola intende seguire. Non  è scontato che le scuole italiane facciano questa operazione, sono talmente tante le questioni ''ordinarie" da risolvere che è raro potersi fermare per guardare "più in là".

Non  è un cambiamento da poco. Chi ha guardato con scetticismo la nascita del sistema nazionale di valutazione perché prevedeva come primo passo "solo" la costruzione di un rapporto di autovalutazione, forse non aveva tenuto conto di tre fattori che possono costituire, invece, una leva potentissima per il cambiamento. 

Primo: tutte le scuole italiane, in questi mesi, si sono fatte delle domande, utilizzando dati con un benchmark provinciale, regionale e nazionale, confrontandosi con 49 indicatori. Secondo: alle scuole è stato chiesto di individuare le priorità rispetto ai risultati degli studenti. Non solo i risultati scolastici (trasferimenti, bocciature, debiti, esami), ma anche quelli relativi alle competenze chiave, ai risultati delle prove standardizzate e agli esiti a distanza: quelli conseguiti nei livelli di scuola successivi (nel primo anno di scuola superiore, ad esempio, per le medie), in università (crediti del primo e del secondo anno), e nel mondo del lavoro (tasso di occupati fra i diplomati degli ultimi tre anni, settori di attività, tipologia di contratti). Terzo: tutte le scuole italiane hanno risposto mettendosi al lavoro e progettando il proprio futuro da qui a tre anni, senza cedere ad una logica puramente rivendicativa. La buona scuola che c'è già, invece di lamentarsi, si è interrogata seriamente sul proprio passato per guardare avanti, pensando a dei traguardi precisi che possono, da subito, diventare ipotesi di lavoro concrete.



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COMMENTI
01/08/2015 - autovalutazione (roberto castenetto)

Interessante. Peccato che in molte scuole ( quasi tutte?) questo sia stato fatto dal Dirigente in completa solitudine o con il suo staff, nell'ignoranza di tutti gli altri protagonisti della scuola.

 
01/08/2015 - Misurare per decidere (Maria Antonia Savio)

L'autovalutazione: una importante e attesa operazione! ,Si può' certamente concordare sul fatto che le domande cambiano! Aver ' compilato' il rapporto' ha legittimato l'autoanalisi, la riflessività anche dove questa operazione era rimasta nel sottofondo. Legittimare il dubbio costruisce la democrazia, apre alla partecipazione. Ogni Scuola, in misura più o meno estesa si è trovata 'costretta' a dare risposte. Qualcuno avanza la possibilità di operazioni vagamente autocelebrative? Difficile trovare una simile condizione: come affrontare l'intero collegio, come incontrare il primo giorno di scuola i genitori e gli studenti se il RAV dovesse restituire una immagine poco realistica? No, l' avvio di una operazione piuttosto importante, magari faticoso per il Dirignete è il Nucleo di valutazione interno ha piuttosto generato un processo virtuoso: l'autoreferenzialita non è più di moda... Sarà necessario definire un piano di miglioramento, realistico e visibile. Dopo anni di operazioni quasi solo tacciate di 'carboneria' si assiste all'emersione di quella che piuttosto è una necessità : la pratica riflessiva, la previsione di processi ritenuti necessari e individuati in modo chiaro, la misura dei risultati, il confronto interno al Collegio Docenti, con le attese delle Famiglie e del contesto territoriale. Ciò che si palesa.. Non si può nascondere. La passione educativa darà la spinta al cambiamento della prospettiva: è tempo di una chiara proposta da qui a un tempo definito.