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SCUOLA/ Il vecchio tema, roba per rivoluzionari veri

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Guardiamo il giudizio di quel professore al termine del tema. Esso dice che in classe è stato fatto un lavoro di apprendimento su alcuni contenuti, che è stato fatto un lavoro di riflessione sulla lingua, che sono state date indicazioni di scrittura, che c'è stato un lavoro di discussione per approfondire. E tutto ciò, alla fine, viene come provato in un testo che costituisce un banco di prova per la capacità di gestire e applicare i dati conseguiti, in modo personale e creativo, anche. Non è che le linee guida intendessero proprio questo quando parlavano di prove autentiche? Non è che ciò che scrive il ministero sottintenda una sorta di rivoluzione precedente, non sempre dichiarata, ma qualche volta appoggiata da altre circolari, che aveva operato scelte riduttive nella pratica didattica quotidiana e che ora ci si rende conto che occorre tornare alle cose autentiche?

Per essere ancora più chiari: dopo qualche decennio in cui qualche ministro e professore, scimmiottando malamente la scuola anglosassone, importando maldestramente nozioni di docimologia e statistica, ha somministrato prove con crocette vero/falso in ogni materia scolastica, forse ci si rende conto che occorre tornare a guardare alle esperienze che possono davvero mettere in gioco le diverse competenze. Vuoi vedere che la scuola delle competenze è quella di quel professore lì che, per fare quel tema, ha fatto vedere Blade Runner, ha fatto leggere Leopardi e  Montale ai suoi alunni e poi ha chiesto loro di scrivere se c'è e qual è il desiderio che li muove ogni giorno? Ci sta dentro l'analisi del linguaggio cinematografico, del linguaggio poetico, conoscenze, insomma. Ma conoscenze che un alunno viene chiamato a paragonare con la sua esperienza, in una sintesi personale e creativa, come volevano già le indicazioni del 2012, no? Quando si diceva che "i docenti dovranno pensare a realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato". O come ancora richiedono le linee guida, "l'azione didattica non può limitarsi ad una prospettiva limitatamente disciplinare; i contenuti, proprio per abituare gli alunni a risolvere situazioni problematiche complesse e inedite, devono essere caratterizzati da maggiore traversalità ed essere soggetti ad un'azione di ristrutturazione continua"

Non è che quando sono state scritte queste parole il ministro avesse in mente quel professore? Non è allora che tutta la fregola rivoluzionaria che anima molti docenti deve confrontarsi davvero con quello che di autentico si fa e si dice nella scuola? Per inciso, so che quel vecchio professore ha anche realizzato un filmato con la sua classe: una specie di lezione semiseria sul metodo di studio e sull'utilizzo del libro di testo. 



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