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SCUOLA/ Il vecchio tema, roba per rivoluzionari veri

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Con tanto di video girato dagli alunni, con tanto di alunni che interpretano libri, alberi e maiali nell'anno mille del cambiamento. Poi il film è stato montato, ridotto anche in una versione per il web, magari verrà pubblicato sul sito della scuola. Ma quante competenze, conoscenze, abilità e tutto il resto ci sono in gioco? Lui non ha scritto però una straordinaria programmazione nelle cui dieci pagine si indicassero finalità, traguardi, obiettivi, competenze raggiunte; in cui si dicessero tempi e modalità: questo fa quello alle 10, mentre quello fa questo alle 11. Se si metteva a fare quella carta lì, forse non faceva in tempo a correggere i temi o a preparare il commento per Montale e Leopardi, o a verificare se c'era su Youtube Gassman o Carmelo Bene che leggevano Leopardi. C'è un film da vedere però; c'è un tema da leggere o un commento, un  testo esplicativo, un lavoro di  riflessione sul proprio lavoro da parte di alunni e insegnanti. Magari lui non lo sa — io sono sicuro che lo sa, ma non gliene frega niente di farlo sapere, contrariamente a tanti altri che non fanno altro — ma ha fatto cooperative learningproblem solvingmodelingcoaching e scaffolding e pure, ma sì, anche fading. Ma non l'ha detto. 

Lui dice spesso una frase che non sa più nemmeno di chi sia, al punto che crede sia sua: non c'è niente di più contemporaneo di ciò che è classico, dice. Chissà se, per concedere un aumento in base al merito come si dice da un po', i presidi guarderanno i film, i temi, i commenti di questa gente che non ha bisogno oggi di fare la rivoluzione, perché ha sempre fatto ciò che di rivoluzionario ed autentico anche oggi è richiesto. O se invece misureranno la quantità di scartoffie prodotte da altri, che copiano di qua e copiano di là, mettono insieme una programmazione in linea con guide e indicazioni e non guardano in faccia nemmeno gli alunni. Mica perché sono cattivi, ma perché non c'è più tempo. 

Naturalmente non ho niente contro di loro: facciano pure quello che credono giusto, ma ogni tanto s'interroghino ancora, si domandino se forse non è il caso di guardare alle esperienze che quotidianamente sono vissute nelle classi. Di capire, forse, che quello che stanno cercando, sgomitando senza ragione, forse c'è già. E questo vale anche per chi, quasi pregiudizialmente, alza la bandiera della guerra a quella scuola che oggi rappresenta il vero buco nero dell'istruzione italiana. Sarà che quel professore è un mio amico, ma io credevo con lui che il problema fosse l'assenza di una vera scuola professionale e la ridicola abdicazione all'istruzione universitaria avvenuta con le lauree triennali e poi magistrali. Ma questa è un'altra storia. Chissà. 

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