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SCUOLA/ Insegnare latino? Attenti ai nuovi manichei

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A leggere in rete (ma sarebbe bello essere smentito) quanto è stato discusso in quel convegno presso la Camera dei deputati, non è emersa la recentissima iniziativa della Certificazione linguistica latina che, avviata in Liguria dal 2012 proprio dall'Università di Genova con il patrocinio della Consulta Universitaria degli Studi Latini,  è stata — almeno per ora — per l'a.s. 2013-2014 a Milano ed estesa per quest'anno a tutta la Lombardia.

Quest'iniziativa ha avuto un ottimo riscontro di docenti e studenti e bisogna riconoscere onore e merito agli Usr di Liguria e Lombardia per aver fornito il sostegno istituzionale a questo progetto nato spontaneamente dalla passione e dalla dedizione di tanti docenti: tutto si è svolto senza nessun aggravio ed onore per le casse dello Stato. Un progetto che sta nascendo dal basso, da chi ogni giorno fa rivivere un mondo antico attraverso il suo codice di "eterna sopravvivenza" ovvero il testo scritto: vox populi vox Dei?

Il 30 maggio 2015 è stata pubblicata su Avvenire un'intervista a monsignor Daniel B. Gallagher, latinista dell'Ufficio lettere latine della Segreteria di Stato Vaticana e curatore di @Pontifex_ln, il profilo Twitter del Papa. 

Nell'epoca dei social network e dei nativi digitali, vengono tradotti in latino le frasi del Pontefice (successore di un uomo poco istruito come Pietro). Tra i "consumatori" dei tweet papali (latinisti, docenti, studenti eccetera) e l'abbreviatore apostolico in salsa moderna c'è un ludus: "Quando traduciamo la frase del Papa spesso ci ispiriamo a un grande autore classico. Quello che si collega al testo sulla base di una parola o del contesto della frase. Quindi traduciamo seguendone lo stile. La speranza è che i nostri lettori individuino l'autore e magari anche l'opera alla quale ci siamo ispirati e poi lavorino sopra la frase ponendola in varie forme, utilizzando casi diversi. Noi latinisti giochiamo su questo ed è un ottimo esercizio per chi vuole imparare".

Nella parole del prelato c'è anche un riferimento alla scuola, "colpevole" di  continuare a insegnare la lingua latina in maniera troppo analitica: se non ci si sofferma troppo sui trabocchetti della grammatica latina, i ragazzi possono provare sincero interesse per il contenuto di testi che abbiano un significato per gli studenti di oggi. Un esempio è il seguente: presso il Liceo D'Azeglio di Torino gli studenti, in una sorta di esperimento, hanno "giocato" con brani tratti dalla traduzione in lingua latina di Diario di una schiapa (Jeff Kinney, 2007).

Si capisce, dunque, dallo schizzo qui tratteggiato, quanto sia ingarbugliata la matassa della didattica della lingua latina, nel contesto più ampio della institutio dei giovani di oggi, non più cittadini del mondo, ma di un villaggio globale, anzi globalizzato da culture imperanti.



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