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SCUOLA/ Insegnare latino? Attenti ai nuovi manichei

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C'è ancora molta confusione — quasi babelica — e si rischia di perdersi in un labirinto di luoghi comuni e anfratti di perplessità (o assurdità? Credo quia absurdum…).

Ha ragione, dunque, Morani ad affermare con forza il valore spirituale e ideale che hanno l'insegnamento delle lingue classiche come latrici di verità e dubbi umani, capaci di renderci consapevoli della nostre radici, in modo particolare nel nostro Paese.

Prima di tutto e anzi tutto, si parta da una seria formazione dei docenti all'inizio della carriera e dell'aggiornamento dei docenti in servizio, non solo sui contenuti linguistici, storici, filologici e letterari, ma anche sulle metodologie e aspetti più squisitamente pedagogici.

Poi ci dovremmo tutti autoinvitare in un convivio di memoria platonica e dantesca per confrontarci, onde trovare soluzioni di compromesso senza compromissione, per ravvivare l'amore delle lingue antiche nei giovani che ancora sono capaci di mettersi in ascolto — senza dover necessariamente parlare in latino — delle voci lontane degli autori antichi. Diceva Machiavelli:  "Mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch'io nacqui per lui", ovvero la sapientia veterum.



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