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SCUOLA/ Una prof: quegli studenti che ci aiutano a non tradire noi stessi

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La prima volta che una nave lascia il molo è una grande emozione e così la prima volta è per loro: parlare di fronte alla commissione esterna e farsi giudicare anche da chi non li conosce approfonditamente. L'esame di maturità diventa in questo modo il loro salpare verso il largo. Li vediamo allontanarsi dalla banchina, qualcuno pronto e deciso, altri piano piano, altri ancora soli, altri accompagnati dagli affetti, dagli amici per non sentirsi soli in questa nuova avventura che li aspetta, ma tutti dimostrano di aver voglia di andare, di staccarsi dal molo. Questo fa muovere anche il nostro cuore arrugginito di adulti, fino a commuovere anche quei commissari che sembrano distaccati. Perché non appena si ritrova un'affinità con una esperienza vissuta e che ha segnato la propria vita, il nostro cuore, che pulsa senza la nostra volontà, inizia invece a vibrare, a risuonare, scrollando di dosso quel torpore in cui a volte noi adulti rifuggiamo per paura della dura realtà in cui viviamo. 

I nostri ragazzi con la loro inevitabile baldanza sanno contagiarci e ci affascinano, travolgendoci in un moto positivo che fa ritrovare speranza per la nostra umanità. Un ciclo della vita che si ripete ogni anno in questi giorni. Tutto ciò che abbiamo cercato di trasferire loro in classe ogni mattina ci viene restituito sotto forma di slancio verso il mondo, verso il domani. Grazie ragazzi, buona vita.



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