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SCUOLA/ Una prof: quegli studenti che ci aiutano a non tradire noi stessi

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Di cosa hanno bisogno i nostri studenti durante l'orale dell'esame di maturità? Mi sono posta questa domanda accogliendoli la mattina alle otto all'ingresso in aula. Se non si è distratti dai propri pensieri, si scorge nei loro sguardi una ricerca di contatto umano. I ragazzi arrivano preparati al meglio che hanno potuto, con tutte le loro personali storie, spesso disorientati e demotivati per tutto ciò che percepiscono dal mondo degli adulti, del lavoro e dell'economia, ambiti che non li stimolano, piuttosto li spaventano e rischiano di ammazzare i loro desideri per il futuro. 

I loro occhi si posano su ognuno dei commissari cercando uno sguardo umano, un punto che li riporti ad un rapporto relazionale che hanno costruito con fatica durante i cinque anni di scuola e che nei giorni degli esami sembra perdersi dietro la burocrazia. Sono consapevoli che questo momento è di grande cambiamento per la loro vita ma non possono immaginare come cambierà, per questo il contatto visivo sembra essere la banchina del porto dove sono stati attraccati per molto tempo ma da dove sanno che partiranno per mete e lidi tutti nuovi e da scoprire.

A noi commissari questo interroga e ci inchioda alla nostra grande responsabilità di educatori perché quegli occhi non possiamo non incrociarli e non possiamo non guardarli. Molti vorrebbero sfuggirli perché non sanno stare o non vogliono stare davanti a quella loro profonda domanda, in quanto ripiegati su posizioni ed ambizioni personali. 

In questo momento storico, come sostenere i desideri dei nostri giovani? Una domanda non facile che ogni mattina chi insegna si pone varcando la porta della classe, anno dopo anno, e che poi all'esame di maturità si acuisce. Anche ad imporsi un distacco per non svelare la drammaticità della fatica del vivere che gli adulti hanno, umanamente non ce la si fa ad eludere quegli occhi in cerca di un punto stabile da cui partire, e piano piano l'umanità anche dei prof più distaccati inizia ad emergere e non può non coinvolgersi con gli studenti. Non farlo sarebbe tradire la propria esperienza umana, ovvero noi stessi. 

E' inevitabile che durante questi giorni passati forzatamente dietro lo schieramento dei banchi, riemergano episodi che sono accaduti a noi, accompagnati dalle emozioni vissute molti anni fa. Come fare allora a non soffrire con i nostri ragazzi, come fare a non sostenerli quando si dimenticano una parola, quando si inceppa il computer per esporre la tesina? Ognuno di loro è uno di noi e ci richiama alle nostre sofferenze e paure, vissute la prima volta con gli orali davanti alla commissione esaminatrice; per loro come per noi la prima volta di una prova completa di personalità e maturità. 



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