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SCUOLA/ Una prof: la "maturità"? E' come uscire da un racconto di Buzzati…

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Non mancano dei grandi classici, sempre presenti: "Il suicidio" (il programma del quinto anno, tra Foscolo, Leopardi, Schopenhauer, Seneca eccetera; non aiuta, ne conveniamo), "Bello e Sublime"; "La Femme Fatale"; "Amore e Psiche" (un grande classico); "La musicoterapia" (molto gettonata nell'indirizzo delle Scienze Umane, insieme alla cromoterapia, alla pet-therapy, alla valenza educativa della favole, eccetera); oppure, troviamo di tutto un po': dai neuroni-specchio, ai fumetti, ai Pink Floyd; diffusi sono anche — specie tra le femminucce — i lavori che riscoprono la "valenza straordinaria" di figure che hanno rivoluzionato la storia del genere femminile, come Coco Chanel (l'abito fa il monaco?), o Marylin Monroe e Audrey Hepburn; e nulla ci sarebbe da eccepire, se ogni argomento fosse trattato con rigore e completezza (un tratto che spesso latita), in una veste grafica curata (magari con il rispetto delle più diffuse convenzioni per impaginazione e bibliografia), e presentato in una forma che rifuggisse la fiera dell'ovvio, e soprattutto, con un linguaggio che, al netto della naturale emozione che ogni maturando prova all'inizio del colloquio (giustificatissima, che diamine: è il primo vero esame sostenuto dopo quello di terza media, e questa volta davanti a una platea per la maggior parte costituita da commissari esterni) fosse minimamente corretto e curato nel lessico.

Ahimè. La tipologia media di discorso con cui il maturando si presenta, nei primi dieci minuti del colloquio, è spesso questa: "Nel mio lavoro porto (sulle spalle?!) il sublime/ il suicidio/ Mussolini giornalista / La Grande Guerra/ (immaginate un argomento a vostra scelta). Per storia ho inserito la Marcia su Roma, per filosofia ho messo il Superuomo, per italiano mi sono collegato a  D'Annunzio", in una sorta di  minestrone che procede per libere associazioni e punti di tangenza spesso minimali, secondo l'aurea logica consacrata dal gioco enigmistico noto come "Il Bersaglio" (provare per credere).

Per esperienza personale, posso testimoniare che, anni fa, una ragazza, intenzionata a portare (come amano dire gli studenti) una tesina sui "Serial killer", è stata con fatica dissuasa dal collegarsi con la figura di Adolf Hitler. Quale l'attinenza? Secondo la ragazza era evidente: "Ma profe! Ne ha uccise tante di persone Hitler!" (sic!).

E dopo la tesina, ecco l'orale. Ma che non vi venga in mente se, che so, il candidato porta (sic!) la prima guerra mondiale e cita nel suo lavoro Ungaretti, di chiedere l'analisi dettagliata di una delle liriche dell'Allegriache pure la tesina riporta; e guardatevi bene anche dall'essere così pedanti da osare interrogare un candidato che parla della seconda rivoluzione industriale in ordine al contemporaneo Congresso di Berlino o alla politica di Bismarck. In compenso, scoprirete tante tante cose: sarete edotti sulla poetica di Pascoli in "ICS Agosto" (non ho ancora sentito "Per Agosto", ma ci arriveremo….), lirica nella quale si racconta "di una colomba che tornava al nido con un ramoscello di ulivo in bocca" (e il commissario gela il candidato: "Guarda che ti stai confondendo con la colomba di Pasqua"…); scoprirete che "Nietzsche si ispira nella Nascita della tragedia ai tragici greci Sofocle ed Erodoto" (?!); che per "Marzo 1821" Manzoni si è ispirato alle Cinque Giornate di Milano (si dice ancora, no? È successo un ventuno….); che il matrimonio fra Renzo e Lucia viene celebrato "da un prete" (che pretesa, ricordare anche il nome!); che l'esercito di Hitler era "piuttosto belligerante" e i nazisti erano "abbastanza nazionalisti"; e saprete tutto sulla "notte dei coltelli" e sulla figura dell'èsteta (pronunciato proprio così: sdrucciolo) in D'Annunzio. 



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