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SCUOLA/ E ora rompiamo le "scatole" che guastano il lavoro dei docenti

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E' qui, dentro un rapporto stretto e quotidiano che devono essere fatte valutazioni e elaborate proposte, per gli alunni in difficoltà, certo, ma anche per coloro che invece possono sviluppare abilità ed eccellenze, attraverso un lavoro davvero inclusivo, di tutti e per tutti. Probabilmente, se fosse presentato prima del 30 giugno, molte di queste questioni avrebbero tutto il tempo di essere affrontate; ma buttato lì nell'ultimo giorno utile non rischia questo piano di legare mani e piedi alla scuola, ai suoi protagonisti veri? Protagonisti che dovrebbero sì avvalersi degli strumenti messi in campo dal Gli, ma non vedersi sostituiti da questo.

Protagonisti che all'interno del loro consiglio di classe elaborano anche strategie innovative, sanno individuare con creatività strumenti diversi per affrontare problematiche di ragazzi con bisogni speciali: ad esempio, è sempre vero che devono essere ridotti i contenuti da studiare? E' sempre vero che chi ha problemi di scrittura debba essere esonerato da alcune prove? E' sempre vero che la tecnologia sia una soluzione? Non è forse vero, invece, che un'attività teatrale può contribuire a ricostruire autostima ben più di un voto regalato? Non è forse vero che la scrittura di un diario sotto la guida di un insegnante, aiutando a dare un nome alle cose, alle paure, ai disagi, ai sogni, è in grado di ricostruire un'identità fragile e smarrita? Non è forse vero che una lezione sul metodo di studio o una pagina di storia o scienze svolta con passione sa comunicare agli alunni una possibilità anche per i ragazzi? Ecco: è la presenza di insegnanti così che consente agli alunni di sentirsi inclusi.

Non si tratta, si badi bene, di contrapporre tecnologia e umanesimo. E' ormai un dato inconfutabile, di cui persino la legislazione scolastica, almeno a parole, si è resa conto: la tecnologia non basta. Così come non bastano gli screening o i Pai. Viene voglia di ricordare e parafrasare una vecchia canzone di Franco Battiato: non servono più ideologie e strategie, ci vuole un'altra vita. Ci vuole libertà, desiderio di rischiare, di mettersi in gioco: se il Pai diventa uno strumento che consente agli insegnanti di riformulare e sostenere le loro proposte, allora è davvero utile. Facciamolo diventare così, allora.

Altrimenti è un altro brutto affare di cui liberarsi velocemente — buona scuola sì, buona scuola no — come tutti gli strumenti che smettono di essere strumenti e diventano un fine, come purtroppo nella scuola capita spesso.



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