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SCUOLA/ I bambini hanno davvero bisogno di un programma di "meditazione"?

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Questa ginnastica mentale costantemente praticata consente di accorgersi di quanto spesso il pensiero divaghi: di come fugga qua e là, avanti e indietro, e di come sia difficile riportarlo pazientemente al respiro, finché non si sia abituato e vi permanga, almeno per qualche minuto, oppure per molto tempo se si è diventati meditatori esperti. Sugli effetti benefici della mindfulness gli studi evidence based sono numerosissimi e i suoi potenziali campi d'applicazione lo sono altrettanto: dalle scuole alle aziende, alle terapie psicologiche ai reparti oncologici, alle carceri… 

Restringendo il campo alla scuola il London Time ha recentemente richiamato l'attenzione dei suoi lettori sulla mindfulness in età scolare riferendo di uno studio effettuato in Canada e pubblicato su Developmental Psychology. I ricercatori hanno suddiviso in due gruppi 99 bambini di IV e V elementare, sottoponendo per quattro mesi un gruppo ad un programma di mindfulness: tre minuti di meditazione, attivati e interrotti dalla campana tibetana, sul proprio respiro, per tre volte al giorno. L'altro gruppo ha aderito a un programma di "responsabilità sociale", già in uso nelle scuole canadesi. La comparazione ha dimostrato nel primo gruppo un miglioramento delle performance in matematica del 15%, del 24% nei comportamenti sociali, del 24% nella diminuzione di aggressività e del 20% nell'aumento di comportamenti "pro-sociali".

La mindfulness aiuta i bambini a lasciar cadere i "pensieri improduttivi" che sono quelli legati agli auto-rimproveri, effetto e prova dell'esistenza (evidence based?) dell'imperativo morale kantiano o "super io" come lo chiama Freud. Questo aiuta a contenere l'ansia (gli americani la chiamano stress) in situazione di richieste performanti, che dalla scuola primaria in avanti saranno una costante. Gli esami, si sa, non finiscono mai, ma allenato dal suono della campana tibetana all'inizio e alla sospensione della meditazione il novello Siddharta diverrà finalmente pronto per buttarsi nella "rat race", efficace metafora della vita newyorkese coniata dal miglior coffee man di Greenwich Village: la gara dei topolini nelle gabbie per chi meglio si districa nel labirinto della vita e per primo morde il suo pezzetto di cacio. Gara di ratti… gabbia di matti. Traduzione a senso: tanto inesatta quanto precisa.

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