BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il vero nemico della "morte di Dio" che ha conquistato i giovani

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Bianca, che è sempre stata ritenuta in famiglia una ragazza vuota, poco intelligente, senza valori esistenziali e passioni reali — come spesso gli adulti considerano sbrigativamente i giovani — non avendo mai ricevuto un'educazione "religiosa", trova invidiabile l'opzione di Andrea perché lo vede felice e cerca come può di darsi risposte da sola, ricorrendo alla lettura del vangelo e alla visione di un film (il classico Gesù di Nazareth di Zeffirelli) per poter vivere anche lei come vede fare al fratello, anche se il suo impegno solitario la porterà a seguire una religiosità più new age che cristiana.

Ecco, secondo me i giovani italiani, sono un po' tutti nella stessa condizione di Bianca. Che scelgano o no di frequentare l'ora di religione, che si dichiarino praticanti o no, atei o fedeli, i giovani sono ugualmente "vittime" di un processo di secolarizzazione già consumato e profondo, che non ha soltanto reso incomprensibile il cristianesimo ai più — questo sarebbe il minimo — ma ha generato in loro una difficoltà enorme a rendersi conto delle evidenze ed esigenze fondamentali dell'umano. Questa è, in gran parte, la causa della problematicità di rapporto con la realtà e con gli adulti che i giovani vivono, non la mancanza di laicità e di emancipazione. 

Tuttavia, questa oscurità del cuore dei giovani non è così totale da impedire che esso rinasca in un incontro in cui possano intravedere un'umanità realizzata e, per questo, affascinante. Se molti giovani abbandonano l'insegnamento della religione è forse perché non incontrano questo, ma solo una ripetizione di discorsi etici che in fondo possono trovare anche altrove senza il gravoso fardello di un Dio in cui credere. Se gli altri, la maggior parte, ancora frequentano la scuola di religione, è magari perché continuano a dar credito al cristianesimo — che ritrovano come un deposito della tradizione e che non conoscono più — di poterli aiutare a scoprire chi sono, se veramente vale la pena di essere stati messi al mondo oppure no e come va affrontata l'esistenza. 

Dopo gli esami di maturità (preferisco chiamarli ancora così) una mia alunna mi scriveva ringraziandomi "per tutte le lezioni, per tutte le discussioni, per tutte le volte in cui mi ha aiutato a capire di più, ad andare nel profondo delle questioni, "fino all'essenziale della vita". Riporto la cosa perché mi ha fatto meglio comprendere il senso della mia professione e la domanda implicita nel cuore dei giovani che attende di essere presa sul serio. Perché la scoperta della maturità è che la vita è rapporto affascinante e positivo con il Mistero e, come dice un verso della canzone di De Gregori che chiude il film citato prima, c'è sempre "qualcuno che bussa" alla stanza della nostra vita. Basta essere attenti.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.