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SCUOLA/ Chi ha ucciso il Professore? Italodramma in quattro puntate (3)

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L'età media di poi precipitava, in segno di rottamazione e bassissima anzianità di compensazione, e la Scienza dell'educazione proliferava nell'Università, esultando nella nuova conciliazione, nella collegialità uniforme della libera educazione, nel Registro Elettronico in perfetta trasparenza voyerista, dell'enorme mole che entrava nelle Casse dell'Iscrizione. Il Pedagogista (il Positivista) era finalmente il Primo artista, il Regista, la Regina dell'Istituto, il Capolista della Cultura Umanista. 

Il rito liturgico dell'amorosa lezione si svolgeva seguendo le Ministeriali Indicazioni, ma sotto il remoto controllo degli Esperti monitoratori: l'Italia produceva Sapere, bastava vedere il diagramma dei Docenti Connessi a tutte l'ore, in tutte le private dimore, perfino di notte dai cessi, ad aggiornare i Registri e i Programmi, quei fessi. Equiparare, soppesare, inventare strategie, fare medie di voti pesate e griglie ben numerate: tutti guidavano il buona andamento dello scolaro che giocava seriamente, e tutti giù a partecipare — Provveditore, Ministro, Direttore, Rettore, Studente, Genitore — allo Spettacolo Bello dell'Impiegato Educatore alfine Star dello scolastico Grande Fratello. Mancava la web cam a pagamento, ma lo smartphone dello studente trovò you tube atto al gran cimento. Spesso fu lo sputtanamento. L'arte...; l'algebra...; la poesia...; la storia...; i saperi si orientavano alle richieste sinuose di mercato, al vento leggero delle speculazioni e delle loro insane passioni, e il Professore fu come Il Mattia pirandelliano, fu il Passato, finalmente ridimensionato, fu la prof. Pivetti, che nelle fiction benedice le faccende di cuore dei suoi scolaretti, o il don Matteo Investigatore: che faccian pure, tranne quel che lor compete: niente è male, basta che sia d'utile sociale. Lui, il Pofessore, che pensava d'essere scampato: un altro colpo alla tracotanza umana, svaniva anche l'ultima aura sovrumana: Galileo, Darwin, Freud, l'Amministratore Dirigente Educatore. Si consolasse, l'impiegato indeterminato, finché potesse, con ben "tre mesi" d'improduttiva vacazione, ché, tanto, tutto (ma per poco) era pagato.

Il collega dello Stato era convinto poi che il Privato invece fosse un Privilegiato. Ma la Repubblica aveva fatto da tempo le sue scelte, nette, chiare; c'erano urgenze ben più urgenti, c'era l'Italia da Collocare, c'era la Quota Rosa da Rivendicare: il nostro Meridione e la femminile Emancipazione. E la Scuola, di nuovo, fu la facile Strumentazione. E che gli torni tutto a Onore, che le sia una volta almen Riconosciuta infine questa svendita sacrificale al giogo della quale Scuola fu dalla necessità sociopolitica tenuta. Ma che oggi non si dica Cultura nella Scuola, non si mentisca alla Generazione. Perché pagare un impiegato che già ottenne la sua retribuzione con la stabile Assunzione? Perché dare uno stipendio vero e intero a chi torna poi in famiglia a far la padre-madre come lavoro in nero? E come diversificare la carriera a un funzionario se fisica, storia, ginnica, romanzo o pittura sono solo il fascicolo della sua impiegatura? Diamo lode a Stato, Privato e Sindacato che tutti han con giustizia livellato. Il Professore, intanto, si è eclissato. Il professore è (forse) morto: viva il Professore, non facciamogli (almeno alla memoria) torto.

(3 - continua) 

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COMMENTI
16/08/2015 - È stato il maggiordomo? (Piedenero Piedenero)

Letto tutto d'un fiato. Ironico, cinico e purtroppo lucido. Un articolo da incorniciare. Leggere articoli di questo tenore di questi tempi è un toccasana. Ilsussidiario mi stupisce sempre di più per la pluralità di opinione e per non essere anch'esso SCHIERATO dalla parte dei soliti prePOTENTI.