BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Dentro i precari (e sono voti). Elezioni in vista?

Pubblicazione:

Matteo Renzi (e Stefania Giannini sullo sfondo) (Infophoto)  Matteo Renzi (e Stefania Giannini sullo sfondo) (Infophoto)

Dunque in questi giorni si va definendo l'assunzione di più di 100mila insegnanti nelle scuole statali italiane. Dopo la legge 107, cosiddetta della Buona Scuola, dopo la prima assegnazione su base regionale e provinciale di alcune decine di migliaia di docenti, la Grande Assunzione arriverà a coprire i posti vacanti e garantirà anche un piccolo drappello di insegnanti extra per ogni istituto, per svolgere le attività di recupero o di arricchimento dell'offerta formativa che le scuole normalmente progettano. La ministra Giannini e il premier Renzi ostentano soddisfazione e dichiarazioni di svolte epocali, di inauditi investimenti per la "buona scuola", di fine dell'era del precariato.

Ma una sana occhiata alla realtà può aiutarci a capire meglio l'entità effettiva del provvedimento. La fine del precariato è effettivamente una questione di giustizia. La precarietà del lavoro offende la dignità umana e impedisce alle persone, soprattutto ai giovani, di progettare in maniera umana la propria vita, compreso il sogno di metter su famiglia e il desiderio di avere figli. Questo non vale solo per gli impiegati statali: anche nel privato, per qualsiasi mestiere, occorre esigere tutta la stabilità che i tempi e il mondo del lavoro possano permettere. Per quanto riguarda la scuola, però, occorre rifuggire da un luogo comune: l'entrata in ruolo come garanzia di qualità del servizio scolastico. Ricordiamo che il ruolo statale è, in Italia, un impiego ultrastabile: licenziare uno statale, insegnanti compresi, da noi è pressoché impossibile. Se è vero che un insegnante con i nervi distesi dal fatto di non essere più precario può utilizzare energie emotive e culturali per lavorare meglio, è anche vero che il servizio scolastico statale in Italia è molto basso, il che significa che molti insegnanti, ottenuto il ruolo, si rilassano anche come qualità lavorativa. 

E poi, quand'anche fossero di ruolo, gli insegnanti devono ancora lottare con la burocratizzazione del loro lavoro (i registri da compilare non sono più su carta ma spesso sul computer, detto questo sono ancora tre o quattro e ogni sciocchezza che viene proferita in un ambiente scolastico va scrupolosamente e inutilmente verbalizzata), la proliferazione di impegni inutili derivati soprattutto dalla mentalità assembleare di origine sessantottina che continua a mantenere quei fossili dei decreti delegati, l'ostilità dell'opinione pubblica e delle famiglie che sta portando a una crescita esponenziale delle denunce e delle cause penali nei confronti di insegnanti, rei spesso solo di aver dato un voto che non piace alla famiglia dell'alunno. 

Contro questi pantani dell'attività docente nessun governo, compreso il presente, sembra aver capito e fatto nulla, anzi, le pastoie amministrativo-burocratiche in tutti i campi, compresa la scuola, promettono solo di peggiorare. La qualità della scuola migliorerà quando sarà meglio riconosciuta la professionalità dei docenti. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/08/2015 - La grande assunzione (lucia corucci)

Gentilissimi, strane opinioni ha lo scrivente sui noi professori.La prima: una volta di ruolo, ci rilassiamo. Forse non sa che l'immissione in ruolo non è un punto di arrivo ma di partenza, che la nostra carriera procede con sfide nuove ogni anno, perche ogni anno le classi sono diverse, i ragazzi crescono, maturano, ci pongono nuovi orizzonti. La seconda, le balle sul registro elettronico. Un passo avanti, uno strumento agile e moderno, che snellisce il lavoro e lascia più tempo per la didattica. La terza, un serbatorio di voti per il governo. Ma scherziamo? La resistenza alla buona scuola (termine rubato a Lodoli) è profonda, tenace, viva. Io insegno da 30 aa, sono di ruolo da 15, dopo anni di supplenze annuali ed insegnamento della Religione Cattolica. Assicuro gli amici de Il sussidiario che non voterò Renzi, ma Salvini...

 
17/08/2015 - “Grande Assunzione” e Renzi paragonato a Churchill (Vincenzo Pascuzzi)

Non condivido l’opinione di Gianfranco Lauretano: “con una spesa minima, questo governo si è garantito, se non tutti, la maggioranza dei voti dei 100mila in caso di elezioni probabilmente non lontane”. Appena 10 settimane fa, il Pd di Renzi ha perso 2 milioni di voti alle elezioni regionali e amministrative. Allo sciopero della scuola del 5 maggio ha aderito l’80% di docenti e ata. Gilda Venezia dichiara oggi che “E’ in ogni caso FALSO che si metteranno in ruolo 100mila precari nell’anno scolastico 2015-16. La gran parte di chi ha fatto la richiesta nella graduatoria nazionale sarà stabilizzata, se sta coprendo un posto con supplenza al 30/6 o al 31/8, a partire dal 1 luglio o dal 1 settembre 2016. In settembre 2015 saranno messi in ruolo solo 40-45 mila docenti.” Il trionfalistico “ferragosto speciale grazie alla legge 107” gridato da Renzi risulterebbe tale solo per il 6% (sei per cento) dei precari coinvolti (v. sondaggio scuolasocial.it). Inoltre, secondo una indagine svolta in agosto, solo il 26% degli italiani crede che Renzi stia mantenendo gli impegni, mentre per il 63% non sta cambiando le cose (v. termometropolitico.it). No comment al paragone onirico e contraddittorio - azzardato da Giuseppe Crippa - di Renzi con Churchill. I nazisti?!

 
17/08/2015 - Renzi e Churchill (Giuseppe Crippa)

Winston Churchill portò il suo popolo alla vittoria nella guerra contro il nazismo ma fu battuto alle prime elezioni politiche in tempo di pace. Non penso proprio che i nuovi assunti voteranno Renzi in segno di gratitudine, anzi. Ma lo faranno i genitori perché finalmente qualcuno ha preso anche qualche provvedimento per una scuola che offra qualcosa agli studenti e non soltanto un lavoro ai docenti.