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SCUOLA/ Ri-fondare l'amore per Dante? Serve un romanzo d'avventura…

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Dante e Viriglio visti da Delacroix (Immagine dal web)  Dante e Viriglio visti da Delacroix (Immagine dal web)

Mi par di vederli insieme — in vacanza al mare o in montagna, mentre i genitori ancora lavorano in città — a leggere ad alta voce questo libro. I nipoti vorrebbero andare avanti, vedere come procede la storia, ma lui — il nonno — è perentorio: quei quindici versi deve proprio recitarli! e apre il volume ingiallito su cui sudò al liceo; e declama, fa "sentire" tutte le "r" con cui ci assorda Cerbero, si commuove con Ulisse o col conte Ugolino. E i ragazzini si emozionano con lui... sono avvinti, vinti: legati. Liberamente legati.

Occorre sempre partire dalla sintesi per arrivare poi all'analisi: questo libro offre il tessuto connettivo del poema, ovvero ci regala quello sguardo panoramico che permette di planare giù e collocare al posto giusto quei quindici versi, o i singoli canti che verranno letti a scuola.

Vilma e Isora sono mie amiche. Dante è per loro un amico da far conoscere al "fraterno cuore" di lettori-amici. Loro due insieme (perché, come Dante con Virgilio, anche Vilma e Isora si sono sorprese a viaggiare insieme) sono state segnate dentro in modo così entusiasmante dal sommo Poeta da essere davvero in-segnanti: incidono, lasciano un segno indelebile. Vale per loro due ciò che Dante sperimenta in Paradiso nell'incontro col trisavolo Cacciaguida: "Solo voi beati riuscite a trasformare in discorso l'affetto, la gioia, la carità che provate". Questo libro nasce da un gioioso affetto, cioè dal desiderio di condividere un dono ricevuto. Un dono che obbedisce alla paradossale matematica della carità: ridonandolo, anziché diminuire, aumenta!

Un insegnante innamorato del proprio lavoro fa suo il compito assegnato da Cacciaguida a Dante: "Rimossa ogne menzogna, / tutta tua visïon fa manifesta". Compito urgente: dire la verità, manifestare tutto ciò che si è visto, udito e… fiutato. Sì, perché nella Divina Commedia è in azione un uomo in carne e ossa, che sbalordisce le anime per il fatto di proiettare a terra la propria ombra; e che percepisce la realtà coi cinque sensi, come suggeriscono in modo efficacissimo anche le illustrazioni di Massimo Giacon che impreziosiscono il volume. In particolare l'Inferno è il regno dell'olfatto, e il grande naso di Dante sembra fatto apposta per ingigantirne l'insopportabile puzza: il male è davvero ripugnante. Nel Purgatorio è acuito l'udito: qui s'incontra un dolore che canta, nella prospettiva della speranza certa. A partire dall'incontro con Beatrice e attraverso i cieli del Paradiso, tutto consiste negli occhi di lei, nella vista, nello splendore della luce e dei colori. Ma accanto a questi tre sensi più spirituali è in azione anche il quarto, più carnale: il tatto. Virgilio prende per mano Dante e lo accompagna, poi se lo stringe al petto; Casella abbraccia l'amico Dante; Stazio si getta ai piedi di Virgilio e tenta di abbracciarlo. Giusto all'inizio del Paradiso Beatrice dice a Dante poche parole, ma pronunciate con carità, come se lo volesse abbracciare per fargli sentire tutto il suo amore. 



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