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SCUOLA/ Il tradimento. Italodramma in quattro puntate (1)

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Università di Torino, galline in rettorato durante una protesta (Infophoto)  Università di Torino, galline in rettorato durante una protesta (Infophoto)

Non è facile, per nulla, comprendere i dibattiti che si moltiplicano sulla scuola italiana, soprattutto perché nella sua storia moderna essa raramente ha svolto il ruolo che competerebbe al nome, vale a dire luogo ove si insegna e si è insegnati. Insomma, pronunciamo «scuola» ma, per comprendere meglio l'oggetto di tanta contenzione, dovremmo dire altro nome. Forse altri tanti. Traggo a caso dalla doxa del web, come ormai è consuetudine: «scuò-la: significato: istituzione sociale il cui scopo è educare e formare, dal greco: skholé che inizialmente indicava l'ozio, l'occupare piacevolmente il tempo libero, per poi passare ad indicare la discussione e la lezione, e il luogo in cui questa veniva tenuta».

Ecco, perduto l'ozio — fondamentale gesto, atto a orientare il desiderio — (sostituito con la Moralizzazione, prima; poi con l'etica della Competizione volta alla Consumazione); perduto il piacere (con l'ansia da Prestazione); perduta la libera discussione (con i quiz e i Test d'ammissione); allora potremmo dire, ad esempio, con maggior precisione «Agenzia Sociale per la Certificazione»: le ASC, insomma. Sono impiegato alle ASC. Vado a ritirare alle ASC l'impegnativa. Il professore è, per contratto, un impiegato dell'Agenzia, specialista di somministrazione e misurazione delle competenze per le statistiche nazio-internazionali (oh, oggettività delle sue scienze). Certo, egli resta Pastore messo a «pascolar le pecore» con disciplina, si capisce: nessun insegnante ha mai fallito per conclamata sua ignoranza o per incompetenza, né per ciò fu più o men retribuito: "Gli insegnanti falliscono quando non riescono a «tenere la classe». L'istruzione autentica deve essere limitata, in ultima analisi, a quanti vogliono sapere; tutto il resto è pascolar le pecore" (E. Pound, 1934).

E dopo l'ultima Riforma, sappiamo bene l’Università come li forma. Anzi, presso l'Agenzia (di qualunque gestione sia, pubblica e privata) la competenza è poi tanto richiesta per esser subito ignorata, una volta che sia stata ben certificata. Aiuta ciò, nonché a sottopagare, a piegare l'impiegato alla nuova missione cui la Dirigenza della scuola lo destina assecondando l'opportunità e l'occasione dell'una o dell'altra Gestione. Ma Pound, il Poeta, si sa, leggeva troppo Dante. Il medioevo, per quanto fosse molto oscuro, aveva purtroppo le idee sin troppo chiare.

Una volta riempito di un po' di contenuto, l'Aspirante Insegnante Laureato, il Nuovo Venuto, è messo quindi a dispensar aiuto nella funzione arcadico-sociale, convinto della nuova vocazione pastorale. All'Impressore dell'Agenzia non resta che apprender, come assicurano esperti abilitati, la strategia di Fido, saper ben abbaiare, con il nuovo linguaggio mediale: wow!, wow!, wow!... (bau, bau, bau in scuolichese antico): meraviglie del nuovo delectare. Manzoni contento lascia fare: ecco realizzato infine il suo sentir e meditare. Fattasi dunque più scienziata nel suo appeal comunicativo a fine poi contenitivo, l'Agenzia controllatrice e medicale del tessuto sociale: prognostica malattie cognitive, denuncia comportamenti devianti, soddisfa le richieste del Fornitore famigliare, introduce alla profilassi sessuale, consegna patenti per i motorini, organizza Eventi, collabora con le Agenzie turistiche, prende contatti con i Centri psico socio educativi e il Territorio delle Aziende (quelle vere, non solo Socio Sanitarie), coadiuva le indagini della Polizia locale, sostiene i Vigili del Fuoco, tappezza aule con la green ecology, visita i Nonni nelle case di Riposo, corrisponde Licenze informatiche, parla il mondo multilingue, sponsorizza la virtuale faceschool (aggiornandosi con facebook), indìce Convegni sull'antropologia dei digitali nativi, soccorre il Mercato virtuoso della scarpa (da corsa e ben marchiata, col brend più sciallo, d'annata) imponendo il tetto di spesa al perfido mercato dei testi manuali, anche se cartaceodigitali (e a scuola meglio se opzionali).



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