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SCUOLA/ Abramo e noi: figli di un evento o figli della logica?

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Così fonda il suo nuovo io, accettando di mettersi in rapporto con il Tu che gli parla. Accetta il rischio di non controllare razionalmente e prevedibilmente la natura delle cose; segue una proposta che decide di verificare non prima, ma dopo, mediante l'esperienza della propria generatività. Da Abramo sgorga Israele, ma Abramo in un certo senso deve riaccadere nella storia in una nuova discendenza che supera il formalismo farisaico: è Cristo il nuovo Abramo, vicino a noi e tra noi nella unità di coloro che lo seguono. 

La mostra ci suggerisce: tutto vero, tutto documentabile nella storia. Tutto rivivibile ancora oggi nella nostra storia, se lo vogliamo. Quante volte di fronte a situazioni scolastiche difficili, ingestibili, abbiamo subito la tentazione di rispondere come Lessig: la prova che siamo esseri razionali non ci viene dalla storia (andare a cercare nella mostra la citazione intera). Ecco allora le esortazioni, spesso superflue, che facciamo ai ragazzi a seguire delle regole, a non eccedere, a non fare e non andare…, cioè ad essere padroni delle loro menti, magari con l'aiuto delle psicologo. Induciamo a non seguire una storia, a non capire la storia, a non rendersi conto che la salvezza può arrivare dalla storia più che dalla analisi. Abramo ci aiuta a capire che nella storia, nell'accadere di un incontro storico a tu per Tu, è rifondato l'essere. La dimensione dell'accadimento non fa per noi, moderni mesopotamici, ci piacciono di più le previsioni del tempo. Sennonché talvolta sorride il sole, mentre il meteo dava pioggia. Da lì, da Abramo che segue un dato, occorre ripartire.



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