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SCUOLA/ La "fragilità" dei giovani? Un alibi che nasconde il tradimento degli adulti

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Da qualche anno si parla di "emergenza educativa" e quasi quasi ce ne siamo abituati come se si trattasse di un malanno da subire, di un dato di fatto rispetto al quale non si sa che cosa fare, anche perché sembra che non sia più sufficiente quello che in passato aveva capacità di incidenza. L'emergenza nel frattempo si aggrava e il male intacca gangli fondamentali dell'umano; in primis la concezione e l'uso della ragione stessa. Basti pensare a quanto spesso si chiama "esperienza" un vago sentimento da cui l'io è solo superficialmente toccato oppure si definisce amicizia un mero accordo di pareri o stati d'animo. Insomma, dobbiamo riconoscere che il "crollo delle evidenze" è un terremoto ben più grave di quello che siamo disposti ad ammettere ed ha dimensioni ben più ampie e coinvolgenti di quelle che di solito riconosciamo. 

Il Meeting di Rimini mi ha invitato, assieme al professor Eddo Rigotti, a svolgere oggi un intervento dal titolo impegnativo: "Ragione e libertà: il costituirsi di un soggetto". È evidente che nella formulazione stessa del tema si elencano i fattori essenziali — ragione, libertà, soggetto — della crisi attuale e quelli decisivi della "emergenza educativa". Ed è appunto a partire dalla mia esperienza in campo educativo che cercherò di offrire alcuni spunti per una presa di coscienza.

Il mio intervento, infatti, darà conto di un "tentativo ironico" che il professor Rigotti ed io abbiamo avviato qualche anno fa e che abbiamo denominato "Accademia". Non voglio qui anticiparne i contenuti; mi limito a ricordare che il punto di partenza di questo lavoro ha una duplice radice.

Da un lato io, essendomi trovato a dirigere un complesso scolastico nato da persone legate a Comunione e liberazione, sentivo la necessità di mantenere viva la potenza rivoluzionaria del carisma educativo di don Giussani così come l'avevo vissuto. L'esperienza successiva mi ha convinto che il punto da mettere in discussione non è la presunta — e mai adeguatamente definita — "fragilità" dei ragazzi d'oggi, ma l'incapacità degli adulti di fare una proposta che arrivi a mobilitare realmente la ragione dei loro allievi. La ricorrente lamentela sulla cattiveria dei tempi che infesterebbe le nuove generazioni è una slealtà che nasconde la vera questione: il crollo delle evidenze sta travolgendo noi adulti. E meno male! Ci sarà forse più facile, così, accorgerci che ci siamo impossessati di quell'ideale che avremmo dovuto seguire lasciandoci costantemente contestare e ricostruire da esso. 

D'altro lato, avevo l'esigenza che quest'avventura non fosse una mia privata iniziativa; per ciò mi sono messo alla ricerca di qualcuno con cui condividere l'impresa. Il professor Rigotti mi è stato subito leale e creativo maestro e compagno di cammino. Fino al più recente passo — che si è svolto nello scorso mese di luglio — del nostro tentativo. 



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