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SCUOLA/ Le lacrime di Marina Abramovic e il guanto di padre Antonij

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Marina Abramovic (Immagine dal web)  Marina Abramovic (Immagine dal web)

La domanda potrebbe essere rivolta a chi, nel rapporto con i giovani, ha esperienza di lacrime. Pianti di irritazione, di sconforto, di abbandono, di solitudine. Ma, talvolta, lacrime preziose, che velano e rivelano il vero volto dell'interlocutore. È compito dell'educatore, in un certo senso, attraversare l'apparenza per sapere afferrare la realtà delle domande oltre la maschera della performance. 

Ed ecco una citazione del metropolita Antonij che si può leggere nel percorso della mostra: "Durante le operazioni i chirurghi indossano dei guanti così leggeri, così delicati che basta un'unghia a strapparli; ma d'altro canto, proprio perché sono così leggeri e delicati, una mano esperta nel guanto può fare miracoli". Indossare un guanto significa assumere un atteggiamento o meglio decidere da chi fare indossare quel sottile velo di libertà e ragione che compone l'io. Le lacrime sono rivelative del tessuto umano che ci portiamo addosso, come si diceva. Da chi farlo indossare? Basta l'io a se stesso? Padre Antonij suggerisce che occorre una mano esperta per guidare la sottile guaina che ci costituisce. Una mano che però sappia calarsi nel vestito, sappia fare i conti con l'intreccio di desideri che ne definiscono la struttura. La mano dell'educatore, certamente. Il quale a sua volta, così sembra alludere il messaggio, sarà a sua volta guidato da una mano più grande e più esperta, capace di rivestirlo tutto, delicatamente.



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