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SCUOLA/ Statali vs. paritarie? La vera "apripista" è quella dell'infanzia

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Oggi la scelta avviene anche nella scuola statale in modo più o meno sotterraneo: i genitori che hanno più strumenti culturali, i genitori che conoscono la scuola e la città scelgono, di fatto ma non ufficialmente le "sezioni migliori" nelle scuole dei propri figli. Qualche volta scelgono quelle scuole o quelle classi dove non vi sono bambini e ragazzi "stranieri" o difficili o disabili. Scelgono di inviare il proprio figlio in una scuola superiore che seleziona i ragazzi nell'accesso, quando l'uguaglianza di opportunità negli anni che precedono è in gran parte fittizia. 

Se questo è il diritto di scelta allora non è giusto, perché i ragazzi e le ragazze devono tutti e  sempre poter trovare l'occasione di appassionarsi alla conoscenza; ed è anche uno spreco di potenziali talenti e risorse intellettuali e umane che contribuirebbero al bene di tutti. La scelta/selezione è parte della qualità? Come e quando può essere garantita? Il "merito", negli anni della scuola di tutti, non va soltanto riconosciuto: al merito, che è anche responsabilità, bisogna innanzitutto educare. Educare tutti. 

Il sistema dei servizi e delle scuola per l'infanzia — che il bell'acronimo inglese ormai diffuso, ECEC, chiama Early Childhood Education and Care — sottolineando il binomio inscindibile di educazione/istruzione e di cura, può essere un esempio per tutta la scuola. E' un sistema di buona qualità ed che è già in gran parte oltre il dibattito pubblico/privato.

Oggi la legge 107 propone — anche se pochi ne parlano — un sistema integrato di scuole e servizi per l'infanzia e può farlo perché le esperienze già esistono e sono solide e creative. Già la legge che istituiva la scuola dell'infanzia statale nel 1968 recitava che lo Stato sarebbe intervenuto dove non esistessero già altre scuole e le scuole che esistevano in molte regioni italiane erano nate nei Comuni e intorno alle Chiese. Nella mia città, Milano, ancora oggi il Comune gestisce l'85% di scuole dell'infanzia che lo Stato considera "paritarie" come quelle della Fism o di altre agenzie del provato sociale. Il sistema dell'accreditamento e del convenzionamento è in atto da anni con reciproci vantaggi anche se ancora con alcune difficoltà: dalle differenze troppo ampie tra gli innumerevoli contratti nel privato sociale, alle differenze sia nelle condizioni di lavoro tra le insegnanti delle scuole statali e comunali, alle differenze per le famiglie e i bambini dei servizi offerti in termini di calendario e orario in un'età nella quale i servizi e la scuola  non possono non tenere conto dei tempi di vita e di lavoro dei genitori.

Reggio Emilia è stata un'apripista dell'integrazione così come la Provincia di Trento e altre città: i servizi si integrano già tra progetti, collaborazioni, esperienze di formazione comune. Si sono sviluppati dal basso, sia negli enti locali sia nei migliori consorzi di cooperative, strumenti di valutazione partecipata. 



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