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SCUOLA/ Il "coraggio" dei pinguini e il mistero del linguaggio

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Nelle parole provocanti di Andrea Moro, discepolo di Chomsky, sobbalziamo per la scoperta, che lui ci comunica, del suono del pensiero silente. I nostri cervelli lavorano e pensano e parlano anche stando zitti. L'illustre studioso documenta questa sua affermazione con una frase di sant'Agostino riferita al maestro sant'Ambrogio: "Il suo cuore percepiva il significato, ma la sua voce era silente e la sua lingua ferma". Da qui, è stato spiegato, la scoperta che anche in assenza di suoni il cervello emette onde acustiche; senza il suono i neuroni si parlano anche nel completo silenzio. 

Da inesperti, ma attenti alle dinamiche dei rapporti in classe, possiamo tradurre così: c'è un linguaggio dell'interiorità che caratterizza noi e i nostri ragazzi, non meno importante del linguaggio dell'esteriorità. Proviamo a metterci in ascolto anche dei loro silenzi, delle loro pause, delle loro afasie. Ci parlano talvolta solo con gli occhi, con gli sguardi, con le posture talvolta apparentemente sgarbate e indisponenti. Però ci stanno parlando perché i loro cervellini sono in movimento. Non scoraggiamoci, dunque, e magari cominciamo ad ascoltare noi stessi. Il nostro io non ci deluderà.



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