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SCUOLA/ Il mondo è "matematico"? Niente affatto…

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Kurt Gödel (1906-1978) (foto da bbc.co.uk)  Kurt Gödel (1906-1978) (foto da bbc.co.uk)

Basterebbe pensare al metodo logico-deduttivo di Euclide e alle prime dimostrazioni geometriche per comprendere la differenza abissale tra l'essere umano e il calcolatore: quest'ultimo non è in grado neanche di dimostrare che la somma degli angoli interni di un triangolo è pari a 180°! Certamente il calcolatore può aiutare ma interviene sempre un istante dopo, in seconda battuta, dopo che la mente umana ha creato le istruzioni adeguate perché il braccio meccanico possa eseguirle.

"Qual è in realtà il rischio peggiore? Il programma [dei primi sostenitori dell'intelligenza artificiale e dei creatori della cibernetica] era quello di imitare la mente umana e il suo funzionamento senza trascurare o sottovalutare alcuna difficoltà. Ma da allora vi sono stati tanti insuccessi e il prodigioso sviluppo dell'informatica non ha segnato un solo passo in avanti sulla via della creazione della macchina pensante. E allora forse c'è il rischio che si riaffacci una versione mediocre del meccanicismo e che prevalga la tendenza opposta. Tale tendenza consiste nel considerare il pensiero come l'emanazione di una serie di processi fisico-chimici. Mente umana e macchina sarebbero (per decreto) la stessa cosa, almeno in linea di principio. E la tendenza, magari senza rendersene conto, sarebbe quella di piegare progressivamente il funzionamento della mente umana a quella della macchina, visto che l'operazione inversa non ha successo…".

A tale proposito è stupendo il contributo — riportato nell'ultimo paragrafo del libro — di Federigo Faggin, ideatore del primo microchip, che, dopo aver tentato per venti anni di costruire un computer capace di apprendere da solo e quindi fornito di una forma elementare di consapevolezza, ha dovuto concludere che questo compito è impossibile e che neppure quel che sappiamo del cervello ci permette di dire cosa sia la consapevolezza in termini meccanicisti.

Eppure oggi domina lo scientismo, ma anche se ci restringiamo al campo dei fenomeni fisici propriamente detti, sostenere che non ci sia nulla del mondo che sfugga al potere descrittivo della matematica è un'esagerazione! "L'approccio scientista si oppone a una visione umanistica che riconosce la specificità degli esseri umani, il fatto che non sono macchine. Ci piace così poter rileggere le parole di Karl Popper: gli esseri umani sono insostituibili e, come tali, sono chiaramente molto diversi dalle macchine. Sono capaci di gustare la gioia della vita, ma anche di soffrire e sanno affrontare la morte con piena consapevolezza".

In Giorgio Israel e nel suo libro non vi è solo una ricostruzione fedele della storia passata, ma anche e soprattutto un serio invito a una costruzione della storia presente: a tale scopo serve quell'approccio umanistico che "significa anche salvare la specificità della ricchezza concettuale della matematica nelle sue relazioni con tutte le altre attività conoscitive umane [per capire a fondo la matematica sono necessarie la filosofia e anche la storia della matematica stessa e della scienza], anziché impoverirla nel tentativo fallimentare di farle assorbire ogni aspetto della realtà [come se ogni particolare della realtà potesse essere ridotto unicamente a fattori quantitativi, senza che essi convivano armoniosamente con gli aspetti irriducibilmente qualitativi]". 

Nella mia esperienza di insegnante e di giovane studioso ho potuto scoprire le potenzialità di questo approccio umanistico e spero che possa essere un'occasione anche per molti altri.



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