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SCUOLA/ Si può innovare nella didattica senza "tradire" il passato?

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Innovare: azione citata con elevata frequenza nell'attuale società, anche nel settore formativo.

Che cosa può significare realmente innovare nella quotidianità operativa di un docente? Innovare metodi, contenuti, modalità di interazione con il gruppo-classe? Innovare corrisponde ad applicazioni tecnologiche? Annullare le metodologie sino ad ora adottate per nuove impostazioni? Domande legittime per docenti che desiderano proporre una didattica efficace, soprattutto in sintonia con le attese dei propri studenti.

Si parte dal presupposto che qualunque innovazione in ambito formativo dovrebbe essere percepita come necessaria per chi la attua, dunque non imposta, e associata ad elevata responsabilità per gli attori del cambiamento con consapevolezza della potenziale efficacia delle scelte proposte.

Dunque innovazione consapevole e responsabile nell'ambito della quale il docente dovrebbe educare anche ad un utilizzo ragionato e critico delle tecnologie. Un utilizzo equilibrato delle nuove tecnologie non determina in assoluto la qualità della didattica, ma aiuta il docente a superare l'approccio trasmissivo per educare al pensiero critico ed a valutazioni consapevoli.

Innovare nella didattica per ideare ed attuare percorsi culturali orientati al superamento della netta distinzione tra materie scientifiche ed umanistiche, impostare attività che attingono da fonti tradizionali e ricerche innovative rendendo lo studente protagonista del proprio processo di apprendimento. Trasferire nella scuola la "cultura della ricerca" per comprendere, interpretare, rielaborare, apprendere anche dal nuovo che si sta realizzando attorno a noi. Docenti e studenti soggetti attivi in cammino, attori di motivanti percorsi culturali. Docenti ideatori di strategie e modalità di lavoro, orientati a superare individualismi operativi per coinvolgere e per realizzare percorsi di profondo significato culturale e formativo, reinterpretando le modalità di proporre i saperi in modo trasmissivo.

E' vero, non è più possibile "fare scuola" oggi come nel passato, più difficile coinvolgere attivamente i propri studenti. Non significa necessariamente rifiutare la didattica tradizionale per approcci di modernità operativa, ma prendere atto che saperi e conoscenze sono facilmente reperibili da parte dei discenti, in modo frammentato e non sempre attendibile, chiaramente non finalizzato a promuovere specifiche competenze. Premessa per comprendere dunque l'importanza di un sapiente riferimento che sappia dare unità, contestualizzando differenti contenuti e tematiche, per rendere il processo di apprendimento di reale significato per gli studenti; meglio persone in cammino, un cammino culturale ricco di contrasti e difficoltà nel quale è facile perdersi non maturando passione e gusto del fare in modo coinvolgente comprendendo l'utilità di ciò che si apprende.

Innovare la didattica è oggi quanto mai una "sfida operativa" per coinvolgere attivamente giovani che aspettano, anche se apparentemente non consapevoli, di essere motivati ad intraprendere percorsi di crescita umana e culturale che li rendano protagonisti nell'interpretare il reale, "menti pensanti" in grado di analizzare il percorso storico e le risorse umane che hanno determinato l'evoluzione culturale nei differenti settori.



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