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SCUOLA/ Autonomia, Renzi "ricominci" da Mattarella

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Sergio Mattarella (Infophoto)  Sergio Mattarella (Infophoto)

Una relazione-tomo di 46 cartelle aprì, per bocca di Mattarella, la conferenza. Non è possibile dar conto qui delle analisi e dei temi che costituivano l'intero scibile scolastico dell'epoca. Due pilastri nella nebbia di parole monotone che si diffuse nella torpida platea si poterono tuttavia intravedere: l'autonomia e la valutazione. Il primo tema venne sviluppato rigorosamente da Sabino Cassese. Cassese affermava che non necessariamente doveva essere lo Stato a istituire le nuove scuole di cui c'era bisogno. L'istruzione era una funzione civile, non statale. Pertanto occorreva riconoscere ad ogni singola scuola l'autonomia didattica, organizzativa e finanziaria fino a poter assumere docenti direttamente e stipulare contratti con privati per ottenere fondi. 

Quanto all'apparato ministeriale, si proponeva che fosse drasticamente ridotto in tre anni, si suggeriva di dare un tempo di sei anni per rafforzare le singole istituzioni scolastiche e di prendersi altri sei anni per assestare e correggere. Nel 2002 il nuovo sistema educativo nazionale sarebbe stato a regime. 

Quanto alla valutazione, erano già in corso esperienze sugli indicatori di qualità, si stavano diffondendo anche in Italia il dibattito e le comparazioni. Il Cede di Visalberghi rappresentava l'avanguardia solitaria e boicottata di questo movimento per la valutazione. Saranno Luigi Berlinguer sull'autonomia e Letizia Moratti sulla valutazione a tentare di consolidare quei due pilastri. 

E Sergio Mattarella? Varata la riforma della scuola elementare (legge 148/1990), che raccoglieva e sintetizzava posizioni degli anni 80, indetto un concorso per l'insegnamento nelle superiori si dimise il 27 luglio 1990 dall'incarico di ministro insieme ad altri esponenti della sinistra democristiana — Martinazzoli, Fracanzani, Misasi, Mannino — per protesta contro la fiducia posta sul progetto di legge di Oscar Mammì che favoriva il riassetto televisivo, di fatto prendendo atto del duopolio pubblico-privato, Berlusconi essendo l'alfiere di quest'ultimo. Ma, appunto, siamo già entrati in una nuova era…



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