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SCUOLA/ E' o non è un'azienda?

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Il Miur, (Infophoto)  Il Miur, (Infophoto)

Pertanto, organizzare la vita interna della scuola secondo criteri di autonomia, di responsabilità e di differenziazione di carriere, di funzioni e di stipendi, autovalutarsi e farsi valutare da un ente esterno alla scuola è solo il segno che la scuola non è un'azienda. 

A meno che… si ritenga e si sostenga che la scuola di Stato non abbia necessità di essere valutata, perché tutto ciò che fa lo Stato è al di là del bene e del male, perché lo Stato è inverificabile, perché è "ab-solutus". Qui il cerchio ideologico si chiude, svelando il motore nascosto dell'intera sillogistica: lo statalismo puro e semplice. Esso si dispiega secondo una precisa e prevedibile fenomenologia ideologica: la scuola quale ufficio decentrato del ministero, il personale burocraticamente omogeneo nelle sue mansioni, l'organizzazione burocratico-centralistica intoccabile, il rispetto delle procedure quale unico criterio di valutazione dell'azione educativa ridotta a pura istruzione. Alla base delle ricorrenti denunce della deriva della scuola verso l'azienda non sta l'odio viscerale del profitto, ma l'adorazione — ancora oggi — dello Stato assoluto. 



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COMMENTI
01/09/2015 - Le stanchezze estive.... (Franco Labella)

Siamo tutti reduci dalle vacanze, più rilassati ed anche Cominelli stavolta si è limitato a due sole pagine. Glie ne sono grato. In due pagine difficile che si sviluppino discorsi controversi. C'è qualcuno che nega l'accountability, il dover render conto? Pregasi citare documenti e posizioni sindacali da cui ricavare tutto ciò. E dunque ci sarebbe poco da commentare... Eppure non è così perchè la prima osservazione è che quando Cominelli scrive di "ente esterno alla scuola" che la valuta pensa, evidentemente, all'OFSTED inglese ma non può certo riferirsi all'"OFSTED de noantri". Quando scrive di stipendi carriere e funzioni differenziati pensa magari alla Francia perchè è difficile ritrovare questi elementi nella buona scuola renziana. Ed allora la domanda è: di quale scuola scrive Cominelli? Da docente di economia sottolineo che quando si fanno paralleli con la realtà economica bisogna essere conseguenziali. Le aziende perseguono l'obiettivo del profitto e le loro scelte sono in funzione di quello. Una scuola che, come scrive Cominelli, voglia porsi l'obiettivo di trasmettere il sapere di civiltà e civilizzare l'allievo deve poter scegliere contenuti e contenitori. Ma se la scelta è ora vincolata alla visione del "capo-azienda", pardon, m'è scappato (gli statalisti non perdono il vizio, del dirig. scolastico) alla ricerca dei "clienti", pardon utenti, forse l'autonomia decisionale diventa un'utopia e le logiche diventano pericolosamente contigue a quelle aziendali.