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SCUOLA/ Il "vocabolario" della valutazione tra la pagella e Masterchef

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D'altra parte molti degli stessi genitori, come candidati a concorsi e selezioni di lavoro, hanno avuto modo nel loro iter lavorativo di conoscere per altre vie la complessità della retorica del giudizio di commissioni e selezionatori, ben diverso dal netto sì/no dei cacciatori di teste, head hunter ed esperti in executive search degli ambienti aziendali. 

Nonostante ciò, il lessico e gli stilemi inerenti a tali arzigogolati processi di disamina sembrano essere rimasti del tutto estranei alla nostra comunità di parlanti e che siano rimasti relegati in un codice scritto, ormai compreso dalla maggioranza, ma non per questo reimpiegato spesso in maniera attiva e consapevole. Difficile sentire, infatti, qualcuno che, parlando, adotti locuzioni fisse come ottima padronanza, esposizione brillante, svolgimento esauriente non eccelso, o le tante altre espressioni fossilizzate di cui i verbali concorsuali tracimano. Forse non è un caso, quindi, che nel nostro paese si fatichi ancora a parlare di valutazione, così come è accaduto di nuovo recentemente di fronte, per esempio, ai test Invalsi o alla possibilità di approntare un sistema di valutazione dei valutatori (i docenti) d'ogni ordine e grado, dall'asilo all'università.

Certo la questione linguistica è in questo caso, come in molti altri, una concausa e un fattore che, co-occorrendo con altri è anche un sintomo, a seconda dei punti di vista, di una più generale questione di sedimentazione culturale e sociale. Eppure la rivoluzione verso quel tono, invece, più colloquiale e diretto, più autentico dei talent show sta nel suo piccolo favorendo un cambiamento epocale nel nostro modo (e in particolare in quello dei giovani) di percepire la valutazione. Le nuove sfide del mondo del lavoro, la competizione europea e l'internazionalizzazione stanno giocando un ruolo importante in questo senso, ma non di meno rilevante è quello assolto dalla tv, protagonista ancora oggi della modifica di paradigmi linguistici e comportamentali della nostra società. Una prima svolta si era registrata negli anni 60, quando il maestro Manzi riuscì a completare il processo di italianizzazione e di alfabetizzazione con tale intelligente capacità comunicativa che persino Popper avrebbe riconosciuto che quella sua tv didascalica era tutt'altro che una cattiva maestra.

La seconda svolta si sta verificando negli ultimi anni e sta lentamente, ma inesorabilmente, diffondendosi non solo attraverso la programmazione dei vari talent show, ma anche tramite una tendenza sempre più pervasiva a inserire gare di competizione e di selezione nelle più diverse trasmissioni d'intrattenimento. L'audience sale e anche la capacità di osservazione e di comparazione dei telespettatori si è ormai generalizzata molto di più di quando negli anni 50 apparvero in tv i primi applausometri. I social network, a loro volta, stanno assolvendo sempre più spesso al ruolo di cassa di risonanza di tale intensa attività valutativa e non sempre con motivate ragioni e buon senso. 

C'è ovviamente sempre da auspicare e difendere la libertà di insegnamento e di giudizio all'interno del nostro sistema formativo, ma credo che lo stesso corpo docente e dirigente sia in grado di sviluppare i dovuti antidoti. 



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