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SCUOLA/ Il "vocabolario" della valutazione tra la pagella e Masterchef

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Forse, a tal riguardo, val la pena ricordare che l'origine del termine valutazione risale al sanscrito e con molta probabilità alla radice bal- che indicava la "forza" e che, quindi, proporsi attivamente a ogni tipo di disamina, e non solo sottoporvisi, può significare un vantaggio, una conoscenza nuova che può funzionare oltre lo schermo della scatola magica, purché parole sempre più autentiche e chiare prendano il sopravvento su quello che qualcuno chiamava il cancro della retorica, altri il difficilese, e che potrebbe essere ribattezzato in questo specifico ambito il giudiziese. 

Ovvio che ugualmente il paradigma delle conoscenze, nonché quello delle metodologie di apprendimento/ insegnamento, si stanno ormai modificando nella scuola e nelle università e che solo grazie all'acquisizione del saper fare si possa uscire da modelli formativi non più adeguati alle nuove esigenze del lavoro e sempre meno attraenti per i nostri giovani. Insomma, il rischio non è che la scuola si metta a inseguire i pattern proposti da centri di formazione alternativi e nello specifico dalla tv, che tra l'altro li presenta edulcorati e semplificati per questioni di forza maggiore. Sembra piuttosto quello che si rimanga bloccati nella gabbia di un sistema autoreferenziale e, ancora una volta, di un linguaggio non comunicativo. 

Non è più pensabile, infatti, che si elaborino ancora serie valutazioni in base a ciò che ci aspettiamo dagli studenti e all'interno di frame, schemi e terminologie che la scuola stessa ha generato. Non si può esaminare solo l'efficacia di un percorso, il rapporto fra ciò che si è investito e il raggiungimento di un obiettivo (per es. saper fare un tema, saper esporre o saper rispondere a una interrogazione), ma si deve tener conto anche della sua efficacia, del rapporto fra ciò che si è investito e il risultato. L'interfaccia con l'esperienza, dunque, e la verifica su campo o sue simulazioni (anche ludiche) non può essere rinviata oltre e così pure l'autovalutazione dei professori che, esperti nell'osservare capacità e attitudini degli studenti, misurano costantemente le proprie competenze a lezione, ma non per questo possono sentirsi esenti dall'onere/onore di migliorare e rinnovarsi. L'autonomia scolastica e della università significa anche questo. 

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