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SCUOLA/ Addio insegnanti, benvenuti educatori valutanti. Italodramma in quattro puntate (2)

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E chi li ricorda più quei Corazzini, quei Crepuscolari dai ritmi lenti e colloquiali, che lo dicevano ridendo, nel loro finto lacrimare: calmi, ragazzi, clof, cloppiti, clof: guardate che siam tutti un po' malati, non fate troppo gli eccitati, gli smodati, i super-dotati. Eccoci qui, invece, a celebrare l'Industria del Gran Vermo, con gli eredi del sentir tanto. Salutiamo i nostri padri Futuristi, Vitalisti, lo slogan, la pubblicità, l'azione per l'azione, il produrre per la produzione. Facile oggi fare la Consumazione: solo la Crescita, diceva lo Scrittore, salverà il Mondo, magari con una Guerra sostenibile, igienica, economica, globale, senza troppo sporcare. C'era, d'altro canto, anche la Cattolica Azione, la Vita & Pensiero, L'Azione Sociale, il Partito Militante e il Partito d'Azione, il Soldato Operaio e il fuoco ardente del catecumeno Soldato. Lotta et Labora. Era nata la Scuola activa avrebbe forse detto la Hannah Arendt, meditando sulla banalità del Male. Dal secolo Orfano veniva il Secol Militante (oh vergogna dell'ozioso insegnante, del clero contemplante, del Principe di Salina volto alla Costellazione del Gattopardo declinante; viva le scienze applicate, viva le lettere scienziate): nessun desiderio, niente scopi astrusi, poca storia che rende eunuchi: obiettivi didattici ben precisi nella mira, e colpire dritto al target sovraesposto e sottocosto.

Il passaggio, oltre che segnare un trapasso storico fra scuola d'élite e scuola di massa, scuola degli aristocratici e scuola dei borghesi coltivati nella religione del sacrificio e del lavoro, della religione malthusiana, puritana, preparava piuttosto il suo servaggio ai criteri della scuola sacrificio, prima, e adesso della scuola tutta volta all'efficacia dell'azione, e della necessaria quantificazione della quotata d'efficienza: insomma, fosse gratis il sacrificio per il dio o per la patria, che sia; certo non quello per il Moloch Monitoratore, cui si santifica l'amor di professione. Insegnare una materia: quasi un'antisociale cattiveria. Nella Nonscuola ecco farsi indietro, lontani, rari i nantes, gli insegnanti; e avanti gli educatori valutanti. Ma ascoltate ora i guru di Finanza (s'inaugurava al PAC l'Evento di un'Esposizione): «concedersi pausa di contemplazione è oggi necessità di strategia che avanza: per questo siam sponsores degli eventi d'arte: per insegnar al popol tutto, che ogni tanto occorre prendersi dell'ozio la sua parte, che vale a saper guardare il mondo sotto prospettiva più gigante». Santa ipocrisia: è quel che diceva un tempo a Scuola la Sophia prima che le pratiche Finanze la cacciassero via.

Per questo oggi non tanto più sorprende la curiosa e desueta comunione fra esponenti delle scuole pubbliche — le cosiddette "statali" — e le scuole pubbliche — le "private", cosiddette. L'irenica conciliazione che si respira nell'aria riveste interesse culturale. E fa pensare. Quale linguaggio la permette e la pervade? In che lingua comune, in quale koinè parlano "culture" che si sono fino ad ora combattute come aliene affatto, e "barbare" le une per le altre?

(2 - continua) 

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