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SCUOLA/ Cosa "resta" dopo le promesse politiche?

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In primo luogo dirigenti scolastici ed insegnanti, con le famiglie, gli operatori e le istituzioni, devono curare, nelle scuole, la realizzazione e lo sviluppo di spazi di libertà di insegnamento, di progettualità condivisa, di proposte didattiche e disciplinari stimolanti e ricche di ragioni. Un far scuola e vivere la scuola aiutandosi ad un protagonismo culturale che abbia come termine, attraverso l'insegnamento delle diverse discipline e conoscenze, l'autentica suscitazione dell'umano degli studenti (domande, curiosità, intelligenze, talenti, capacità…) e la promozione di solide competenze. 

E, in secondo luogo, occorre garantire ed offrire a chi insegna l'incontro con ambiti culturali, associazioni professionali, istituzioni culturali, luoghi di effettiva formazione del proprio umano: contesti di confronto, di studio, di paragone nei quali l'aggiornamento professionale arricchisca gli strumenti dell'insegnare (la didattica, la metodologia, i contenuti disciplinari) di una prospettiva culturale originale e libera. Educa, infatti, chi si lascia educare e formare: condividere con altri, presidi ed insegnanti, e comunicare il proprio modo di concepire, di valutare ed affrontare la realtà del proprio lavoro può far sorgere e, nel tempo, maturare delle originalità culturali nella scuola e nelle scuole, per il bene di tutti. 

Commentando il numero di domande di adesione alla procedura nazionale del piano straordinario di assunzioni previsto dalla nuova legge 107/2015 il ministro Giannini qualche giorno fa ha affermato: "I candidati hanno capito l'importanza di partecipare per la loro vita e per quella della scuola". Per meno di questo la macchina delle assunzioni non avrà contribuito altro che, legittimamente, a sistemare delle precarietà, a realizzare promesse politiche, ad accontentare aspettative sindacali, affossando, forse definitivamente, la possibilità di puntare su un investimento in capitale umano decisivo per il bene degli studenti. 

La drammatica attesa dei ragazzi urge ora di essere corrisposta dalla intelligente disponibilità a mettersi autenticamente in gioco di noi tutti: adulti, prèsidi, insegnanti (vecchi e nuovi) e non solo.



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COMMENTI
10/09/2015 - tutto vero e tutto bello! (paolo prioretti)

ma le considerazioni sul valore, sulla responsabilità, sulla bellezza, sul fascino, sulla libertà di questa professione, che amo, valgono lo stesso se per viverla si parte per l'estero per una supplenza di un anno e per solo sei ore? (docente abilitato con TFA del primo ciclo e abbandonato dai burocrati di questo Stato).