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SCUOLA/ Se la "meritocrazia" del Corriere tira la volata ai sindacati

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Per la valutazione dei presidi, dovrebbe essere l'organizzazione ordinaria del sistema scuola la via maestra per selezionare i dirigenti, abolendo gli uffici scolastici provinciali e dislocando i presidi a livello distrettuale (200mila abitanti) sotto la supervisione di un dirigente scolastico distrettuale. Verrebbe così abolita la titolarità di istituto a favore di una titolarità di distretto con utilizzo annuale in una scuola del distretto stesso a discrezione del dirigente scolastico distrettuale.

La stessa cosa dovrebbe valere per i docenti che, diventando titolari non di istituto ma di distretto, sarebbero meno inamovibili e più facilmente valorizzabili o neutralizzabili.

Per quanto riguarda la valutazione degli istituti scolastici, la mia personale proposta è che ogni scuola dovrebbe, annualmente, effettuare alcuni sondaggi standard, sempre uguali negli anni, i cui risultati dovrebbero essere pubblicizzati. Un sondaggio tra gli alunni sul gradimento e le difficoltà della scuola e per raccogliere suggerimenti, uno tra i genitori ed uno tra i docenti.  

Servirebbe inoltre una serie ben definita di statistiche annuali sugli esiti scolastici classe per classe e su altri indicatori come provvedimenti disciplinari, infortuni, assenze degli alunni. Il giornale annuale di istituto con tutti questi elementi (sondaggi e statistiche) dovrebbe essere obbligatorio e contenere anche i risultati delle prove Invalsi. Si formerebbe così, gradualmente, un metodo di comprensione e valutazione della realtà dei singoli istituti scolastici e del loro andamento negli anni.

Una cosa però delude fortemente nell'articolo di Abravanel, che nella frettolosa genericità si allinea ancora una volta alla seconda grande anomalia (dopo quella dei docenti) del sistema scolastico italiano e cioè il tempo scuola degli alunni. "L'italiano ha voglia di scuola! Il 75% degli intervistati vuole più ore per recuperare chi è indietro, valorizzare i più capaci, fare più sport e arte". 

Il giornale ha messo questo occhiello: le famiglie "chiedono un maggior numero di ore in classe…". In tal modo si piega la dichiarazione di Abravanel al pensiero sindacalmente corretto, ma Abravanel avrebbe potuto evitare questa strumentalizzazione pronunciandosi esplicitamente su questo tema cruciale.

Ebbene, ecco ancora all'opera il tempopienismo. La "voglia di scuola degli italiani", non precisata, si trasforma nella presunta richiesta di più ore in classe, in un paese che ha il record europeo delle ore di lezione annue. La realtà è che le nostre scuole sono le meno aperte d'Europa ma il nostro alunno fa più ore in classe rispetto a tutto il resto d'Europa e (salvo Israele) del mondo.

Proprio questa confusione (usata ad arte) tra ore in classe curricolari ed apertura della scuola sta alla base del grande inganno sindacal-corporativo e dell'immobilità del sistema. La scuola come edificio andrebbe aperta dal mattino alle 7 fino alla sera alle 19 in tutti i giorni lavorativi dell'anno.



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COMMENTI
11/09/2015 - Diffidare da statistiche, sondaggi, convegni ad ho (Vincenzo Pascuzzi)

“Il sondaggio e le statistiche hanno sostituito gli oroscopi, ma hanno valore e probabilità uguali” così ha scritto Guido Ceronetti (Insetti senza frontiere, 2009). Che valore può avere un sondaggio “concepito” e gestito dagli stessi autori - Roger Abravanel e Luca D’Agnese – direttamente interessati a che i risultati confermino le tesi sostenute nel loro libro? Che valore può avere un sondaggio che pretende di far parlare studenti e famiglie, qualcosa come almeno 24 milioni di persone, attraverso un campione statistico di 1.000 cittadini? Questo è un vizietto ricorrente di esperti, o presunti tali, per dare fondamento e consistenza alle loro tesi e alla loro stessa fama. Altro espediente è quello di organizzare un convegno ad hoc. Come è forse il caso del convegno “I test INVALSI servono?” (in programma domani, venerdì 12 settembre, a Treviso) con primo relatore proprio Roberto Ricci “Responsabile Area Prove INVALSI”!! Conclusione: diffidare da statistiche, sondaggi, convegni oltre che oroscopi e dall’Europa che ci chiede questo e quello!