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SCUOLA/ Chi è l'insegnante? Vademecum di inizio anno

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Quando Steiner ammise: come insegnante, io sono uno showman, nascondeva dietro la battuta una profonda verità. Socrate insegna mediante la sua esistenza. Solo la vita effettiva di ciascuno di noi ha forza dimostrativa. Ed è per questo che in università come a scuola, e in genere nella vita, si sta o si dovrebbe stare insieme. I termini "collegio" e "college" portano in sé proprio l'idea di una "elezione", di una chiamata (ma chi chiama?) in virtù della quale siamo autorizzati a stare insieme. 

Insieme. Perché ci sia insegnamento ci vogliono, oltre che un maestro, allievi all'altezza. Il tema è spinoso, ma si danno casi in cui la "trasmissione" non avviene perché manca chi sia in grado di ricevere il messaggio. Nietzsche è ossessionato dalla mancanza di discepoli adatti, e il suo bisogno di trovare chi l'ascolti è straziante. Come ha evidenziato Maria Zambrano, non essere ascoltato è l'umiliazione più terribile per un essere umano. L'insegnamento è un processo di scambio, è un dono reciproco. Il maestro è riscaldato e illuminato dal fuoco che accende nell'allievo. Perciò si rimproverano i propri allievi, quando questi si dimostrano indegni o sleali. Quando si dimostrano — letteralmente — disumani, perché, come ha sottolineato don Carrón, «se l'umanità non è in gioco, il cammino della conoscenza si ferma». 

Il maestro parla al discepolo e questi gli risponde, almeno nel suo cuore. La parola pronunciata — l'oralità — è tutt'uno con l'atto di insegnare. Da Platone in poi l'ideale dell'insegnamento è quello di una verità vissuta faccia a faccia. Un insegnamento onesto — che lasci scaturire la verità — richiede rapporti "faccia a faccia". Altrimenti i libri, le biblioteche e la rete basterebbero, e potremmo tutti stare a casa, soli. L'insegnamento o l'apprendimento, per essere autentico, deve interagire con le nostre esperienze, modificarle ed esserne modificato. È andare fino in fondo senza pudore. L'incontro fecondo, con un maestro o con un discepolo, è sempre, innanzi tutto, l'incontro con un volto, con una storia. E la forza autentica di ogni insegnante si può misurare, oltre che dai libri, dalle tracce vive che ha lasciato. Dire e dare sono, quando si insegna, davvero vicini: l'insegnamento — conclude Maria Zambrano — è «un dirsi che implica e comporta anche un darsi, che impegna in prima persona il sentire, il senso vissuto».

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