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SCUOLA/ Che cosa serve per ricominciare?

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Come si fa a ricominciare? Dallo sguardo. Ecco, ha detto, a me piacerebbe che anche noi fossimo capaci di quello sguardo sulle persone e sul mondo di cui Mendez è capace, di quello sguardo che può rendere nuove tutte le cose. Vedete, ha detto ai suoi insegnanti che avevano ancora un po' di magone negli occhi, noi siamo diversi, abbiamo idee differenti, strategie e proposte anche divergenti, la scuola stessa, l'istituzione scuola, buona o meno che sia, non è sempre capace di rispondere chiaramente ai suoi compiti. Ma se c'è una cosa che voglio per me e per voi all'inizio dell'anno scolastico, se c'è qualcosa che mi fa ricominciare è esattamente il desiderio di uno sguardo così che è capace di ridisegnare la vita, che la porta dove non pensava neanche di andare: un nuovo inizio è la possibilità di un nuovo incontro con la realtà grazie a uno sguardo nuovo.  

Noi ce li abbiamo degli occhi così per cominciare di nuovo? E contemporaneamente: cosa guardiamo? Vediamo la bellezza che può venire dalle ceneri? O siamo solo in grado di vedere le difficoltà, i problemi, gli intoppi?

Ricominciare vuole dire riscoprire questa bellezza, guardarla di nuovo negli occhi. Ma non è un esercizio, un impegno, uno sforzo che dobbiamo fare: gli insegnanti di quel collegio docenti sono stati messi davanti a una bellezza impensata e impensabile, a una specie di dono raccontato con immagini e parole che rimangono lì adesso mentre si deve decidere il Ptof, il Pai, il Pei e tutto il resto. E che non si dimenticano: se sono lì adesso in quel modo è perché almeno un istante quell'esperienza li ha toccati, li ha presi, li ha attratti. Quella storia, la sua bellezza, la sua struggente libertà lavora adesso dentro di loro, come solo le storie sanno fare. 

Forse la scuola deve tornare lì, alla narrazione che può cambiare le cose e il mondo, e quello che è successo agli insegnanti deve ripetersi per i loro alunni. Diavolo d'un preside, forse è così che si ricomincia. E a noi non resta che chiedere che questo sguardo possa accadere, che ci accada la capacità di riconoscere quella bellezza che abbiamo incontrato, che impariamo l'umiltà di invocarla di nuovo. Questa coscienza ci farà capaci anche del resto, ci farà capaci di affrontare la realtà con più passione, con più carità, con più intelligenza delle cose. Persino del Ptof, del Pai e del Pei. E magari sarà il caso di raccontarlo.



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COMMENTI
14/09/2015 - ...se "non ci sei" resto con i pensieri miei...!!! (Luigi Maranzana)

Rimescolando le approfondite sollecitazioni che il Meeting di Rimini ci ha lasciato, tento di unirmi alle riflessioni dell'articolo e subito mi sovviene, dopo anni di dirigenza scolastica, il primo collegio docenti dove la preoccupazione mia era non quella del collega di immergere in situazione con il film così ricco di stimolazioni, ma di proporre una riflessione sul ruolo dell'Istituto in un contesto ampio fatto di tante problematiche che forse andavano a sbriciolare le formalità d'inizio anno! E' vero la scuola ha bisogno prima di tutto di docenti "risvegliati nel proprio Io" per essere pronti a risvegliare, per saper comprendere che, al di là delle discipline, dell'impianto del POF, della programmazione, ecc. pensino sempre di più ad "animare l'Io dei loro allievi a partire dagli allievi stessi. Abbiamo bisogno, o meglio, la Scuola, la Società hanno bisogno di un'"alleanza strategica tra l'IO e il TU perché, altrimenti, tutti rimaniamo con i nostri pensieri e ogni anno scolastico che inizia è una routine che stancamente inizia e stancamente finisce! Forse anche il mondo della scuola, problematiche di lavoro a parte,avrebbe bisogno della lezione di Abramo per sentire il peso di quella mancanza di cui si riempie il cuore quando non riesce a pensare prima di tutto che, a Scuola siamo tutti Io e Tu o meglio NOI.