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SCUOLA/ Perché gli occhi della piccola Marta non si "accendono" più?

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Dunque non mi basta sapere che anche altri bambini e ragazzi sono nella sua stessa situazione e occorrerà come al solito protestare per cercare almeno di ottenere qualche miglioramento. Non cerco una consolazione, ma chiedo che venga rispettato quello di cui mia figlia ha diritto.

Come mamma ho un nodo in gola perché penso a come Marta mi guardava mentre le preparavo lo zaino di scuola: anche se non può parlare, i suoi occhi raccontano il suo mondo… quegli occhi, che si accendono quando è a scuola, non devono smettere di brillare.

Nicoletta Ravasi, mamma di Marta



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COMMENTI
17/09/2015 - commento (GIORGIO CIOCCHETTI)

Ill.mo Direttore - Sono il Presidente di una piccola cooperativa sociale che si occupa da 26 anni di interventi socio educativi con personale qualificato ad alunni disabili nelle scuole di ogni ordine e grado ripetendo ogni anno le gare d'appalto per questi servizi che sono proposti con la solita manfrina del massimo ribasso economico. Sono rimasto molto colpito dalla lettera della madre della piccola Marta perché riassume in modo così preciso e puntuale ciò che sta avvenendo nel profondo silenzio e nel disinteresse totale che definirei "desertificazione dell'umano" operata dalle Istituzioni preposte e non solo, ma anche da una società annichilita ed incapace ormai di reagire positivamente ed efficacemente con il dialogo, la ragionevolezza e il buon senso. Mi chiedo: non è possibile aprire un dialogo serio e costruttivo su questo aspetto della cooperazione sociale spesso adombrato da pregiudizi ideologici e scarsa informazione? Grazie, mamma di Marta per il tuo coraggio e per la lucidità del tuo giudizio!

 
17/09/2015 - Inclusione (roberto castenetto)

Appunto. E pensare che sono stati stanziati un mucchio di soldi per altre "inclusioni". P.S. In redazione vi è sfuggita per caso la nota della Giannini?

 
17/09/2015 - ...dalla parte della famiglia...!!! (Luigi Maranzana)

Quando leggiamo di situazioni simili a quella proposta cadono le braccia e ci si chiede "perchè". Individuare dei responsabili è fin troppo facile: risorse inesistenti nonostante i proclami, Enti locali che taglieggiano servizi piuttosto che altri, posti di sostegno che mancano o dovranno essere coperti con personale privo di titolo perchè i corsi di specializzazione sono gestiti ad libitum dalle Università (la querelle MIUR-Università su tutto ciò che è formazione del Personale docente è triste cronaca di questi ultimi anni). Credo, però che, per dare speranza ai genitori di Marta, la Scuola che l'ha accolta debba cercare tra le pieghe dell'organico una possibile strada per Marta. Nella mia esperienza di Dirigente scolastico ho più volte dovute rovesciare il misero organico di sostegno per cercare soluzioni alle quali è necessario concorrano anche i docenti di classe. La scuola ha il compito di accogliere, e costruire un ambiente sereno ed amicale per Marta mettendola in condizione di esprimere sè stessa. Questo è l'aspetto centrale dell'essere scuola a scapito dei grovigli e della burocrazia. Potrebbe essere Marta a risvegliare l'IO di quella scuola che deve frequentare? Buon anno scolastico a Marta ed a tutto l'Istituto che frequenterà.