BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Troppi stranieri? La via sono le "classi zero"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

L'idea di Salvini, ma non solo di Salvini, del "tetto" alla presenza di bambini stranieri nelle classi deve però fare i conti con la domanda di che cosa ne facciamo dei bambini in più. Li spostiamo (stavo per dire "li deportiamo") in un'altra scuola, separandoli dagli amici del vicinato e creando un problema per le famiglie, per evitare la formazione di classi-ghetto? Il tentativo è stato fatto in più luoghi, tra cui la Francia ricordata dal ministro Giannini, ma si è visto che le difficoltà dei bambini spostati non diminuivano affatto, anzi, e la loro integrazione era resa più difficile dal fatto che al di fuori della scuola non interagivano con i loro compagni, con cui quindi non si creava nessuna solidarietà. 

Se i bambini stranieri restano nella scuola di appartenenza territoriale (potrebbero peraltro scegliere liberamente di andare in un'altra scuola) è necessario evitare due fenomeni entrambi negativi: la "fuga" degli italiani, e l'abbassamento della qualità della formazione legato alle scarse conoscenze linguistiche. 

Il primo rischio si contrasta (ma non esistono automatismi né formule sicure) migliorando l'offerta formativa delle scuole più spiccatamente multiculturali, come avviene sempre in Francia nelle Zep (zones d'éducation prioritaires, ndr), le zone prioritarie di forte bisogno educativo, dove si cerca di trattenere i bambini "indigeni" incentivando gli insegnanti migliori e offrendo attività integrative sportive, espressive, di apprendimento delle lingue. Il secondo rischio si contrasta fornendo ai bambini stranieri, ma anche agli italiani che ne avessero bisogno, ore di attività integrative "accademiche" nelle materie principali, una formazione in italiano e un sostegno tutoriale a piccoli gruppi. 

Io sono, personalmente, favorevole all'esistenza di "classi zero" per tutti i bambini che non conoscono affatto l'italiano, che da subito possono svolgere qualche attività con i coetanei e vengono poi inseriti nella classe del loro livello di età man mano che raggiungono le necessarie competenze, linguistiche e nelle materie di base: l'esperienza è stata realizzata in altri paesi, ad esempio in Germania, ma in Italia è stata respinta sdegnosamente dai fautori del politicamente corretto, noncuranti del fatto che un bambino inserito in una classe in cui non riesca a comunicare e non capisce che cosa succede è ben più drammaticamente isolato di un bambino che passa parte del suo tempo in una situazione strutturata di apprendimento della lingua. Sarebbe necessario capire quanta parte delle minore riuscita scolastica dei bambini stranieri, che hanno tassi di ripetenza e abbandono molto più elevati degli italiani, sia dovuta appunto alle carenze linguistiche mai veramente sanate. A tutte queste iniziative possono essere destinati docenti provenienti dall'organico dell'autonomia. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/09/2015 - Senza di loro addio ai maestri (claudia mazzola)

Io vivo nella zona di quella scuola. Questo sito è completamente multietnico e grazie a Dio ci sono queste famiglie perché gli autoctoni sono quasi assenti. Chissà dove sono finiti i bresciani.