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SCUOLA/ Se la Giannini difende il "coding" e l'Ocse lo boccia

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Sembra quasi che questa iniziativa suoni a risposta del rapporto Ocse, con l'intento di preparare i bimbi di oggi al mondo in cui si troveranno a vivere e dove i loro compagni più grandi faticano ad orientarsi. Quali sono i modi per raccogliere questa sfida? È interessante rileggere un giudizio del rapporto Ocse citato testualmente nell'articolo del Corriere: "Per arrivare a una comprensione concettuale profonda e a un elevato livello di pensiero serve un'intensa relazione docente-insegnante". In due righe si configura un'idea di scuola che merita di essere oggetto di riflessione da parte degli insegnanti e non solo, e che è interessante da paragonare a quanto quotidianamente accade nelle aule delle nostre scuole: quante lezioni sono pensate e svolte con l'intento che i bambini e i ragazzi arrivino a una comprensione concettuale profonda e quante invece all'assimilazione passiva di contenuti? Quante attività didattiche richiedono un elevato livello di pensiero e quante invece favoriscono l'assenza di pensiero a favore di un addestramento efficiente all'applicazione di procedure? E insieme a queste domande occorre chiedersi: qual è il ruolo dell'insegnante e come si configura un'intensa relazione docente-allievo?

Rispondere a queste domande può senz'altro aiutare a creare una scuola più adeguata alla formazione delle nuove generazioni.



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