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SCUOLA/ A pensare solo alle assunzioni la "riforma" s'è dimenticata dei docenti

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Renzi & Giannini (Infophoto)  Renzi & Giannini (Infophoto)

Ora, il rapporto fra la qualità di una scuola e la qualità dei suoi insegnanti non è un giochino del tipo "è nato prima l'uovo o la gallina", ma una questione fondamentale: se la qualità di una scuola dipende da quella dei suoi insegnanti, per migliorare la scuola bisogna agire prima sugli insegnanti, e non viceversa: invertendo l'ordine dei fattori, il risultato cambia, eccome! Possiamo quindi considerare corretta la molto citata osservazione di Barber e Mourshed che  "la qualità di un sistema educativo non può superare quella dei suoi insegnanti" (2007), e tra gli elementi comuni a tutti i sistemi di eccellenza da loro trovati ci sono, oltre alla scelta di garantire ad ogni bambino la migliore istruzione possibile, lo sforzo di scegliere gli insegnanti giusti e quello di formarli adeguatamente. Ne consegue che l'elemento centrale sono gli insegnanti, e quindi i buoni insegnanti vengono prima della buona scuola, o meglio, qualsiasi scuola che abbia buoni insegnanti diventa buona a sua volta, e non esistono buone scuole con cattivi insegnanti.

Passato lo stress del primo giorno di scuola, e avviati a soluzione, almeno si spera, i mille problemi delle sedi e delle assegnazioni, ricordiamo sommessamente ai decisori politici che si dovrebbe riprendere a ragionare in modo sistematico sulle tre grandi aree che vanno sotto il nome complessivo e forse improprio di "questione insegnante": il profilo professionale, il reclutamento e la carriera, la formazione e la valutazione. E' probabilmente vero che il buon insegnante, o come si preferisce dire, l'insegnante efficace è difficile da definire, e forse si può dire semplicemente che è "l'uomo giusto (meglio, la donna giusta…) al posto giusto", come il maestrino del racconto di Mosca che "doma" la V C centrando un moscone con la fionda, ma ciò non toglie che molte competenze e capacità che consentono al docente di rispondere al meglio ai bisogni dei ragazzi siano note, e possano essere sviluppate dalla formazione iniziale e soprattutto da quella in servizio. Dopodiché, la valutazione sarà solo l'ultimo punto di una serie di politiche volte a rinforzare la professione, e non un meccanismo più o meno arbitrario di premi e punizioni. 

PS. Auspico che nel gennaio del 2043 ilsussidiario.net non debba ospitare un articolo che dice "sono passati cinquantaquattro anni e otto mesi" eccetera eccetera… 



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