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SCUOLA/ Il rischio "babysitter" e il mondo riprodotto

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Se facciamo bene i conti, altro che due ore al giorno stanno i nostri ragazzi attaccati alla tv o al pc o al telefonino! Ed è un danno per i ragazzi che la loro vita si svolga prevalentemente al chiuso. Non è solo un danno agli occhi, alla postura, o un fattore di rischio per lo sviluppo di obesità e danno alla socializzazione. E la scuola non è certo un esempio che invoglia a metter fine a questa routinaria via alla perdita di contatto con il mondo (se non nella misura in cui noi lo riproduciamo in casa o nelle aule). Nel senso che usa troppa realtà riprodotta, con eccesso di strumenti riproduttori usati spesso in maniera acritica, e troppo poca realtà reale.

Ecco la riflessione di inizio anno scolastico, quando il problema della scuola sembra essere solo quello (seppur grave) di chi assumere e di quali classi accorpare: la scuola non è scuola se non insegna e invoglia e quasi obbliga ad andare fuori, a toccare, visitare, scoprire il mondo vero, non solo quello dei libri. Non a riprodurre il mondo secondo quello che ce ne serve o come noi lo immaginiamo. Serve arrivare a cambiare la modalità fisica e logistica dell'insegnamento stesso: meno ore, inizio mattutino più tardivo (American Journal of Public Health, luglio 2015), più spazi e più orizzonti, e più sguardo agli spazi e agli orizzonti esterni, insegnando una cosa centrale: ripiegarsi meno su se stessi e pensare al mondo. 

Non è un pensiero impossibile; basta guardare la cosa dal basso, cioè partire all'altezza del bambino (e del suo sonno o dei suoi occhi che si stancano troppo). La scuola deve essere fatta sui ritmi e i tempi dei ragazzi, anche domandandosi se ha un senso per i ragazzi (e non solo per chi insegna o programma gli insegnamenti) dividere con cancelli inapribili le varie materie, come se la matematica non avesse niente da insegnare alla filosofia e viceversa, o come se la ginnastica non avesse niente da insegnare all'inglese e viceversa. Pedagogicamente e pediatricamente, serve riportare una volta per tutti i ragazzi al centro di un'istituzione che pensa troppo agli adulti. 

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