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SCUOLA/ Con la vocazione non si pagano le rate del mutuo

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Albert Einstein (1879-1955) (Immagine dal web)  Albert Einstein (1879-1955) (Immagine dal web)

Come valutare il merito del docente? La legge 107 "Buona Scuola" ha istituto il comitato di valutazione a tale scopo, e le scuole (statali) si stanno adoperando, forse con qualche imbarazzo e tensione, o forse con un certo formalismo, per individuare le figure che andranno a comporlo. A questo comitato sarà affidato il compito di valutare "impegno e meriti professionali" del personale docente; inevitabile sarà la tendenza a quantificare "impegno" in numero di ore dedicate ai vari progetti per adempiere quanto c'è di obbligatorio e di facoltativo nella scuola (alternanza scuola-lavoro, stage linguistici, viaggi di istruzione, uscite didattiche, help, corsi di recupero, recupero in itinere, inclusione, e-learning, ambiente, cittadinanza… elenco variegato e potenzialmente infinito del Ptof, il divenente Piano triennale dell'offerta formativa) e "meriti professionali" in successo formativo degli studenti, e visto il clima generale è ragionevole prospettarsi una misurazione del successo formativo come percentuale degli studenti che conseguono il passaggio alla classe successiva in una determinata classe e materia. Come da (prevedibile?) circolare e tabella ministeriale dedicate.

Che si possa rifiutare che una temuta tabella ministeriale (o interna all'istituto che sia) quantifichi il merito come mero "numero di ore dedicate a" e "numero degli studenti promossi" è comprensibile, ma per questo negare che il merito debba essere premiato con un emolumento aggiuntivo (per altro non certo da nababbi) è non aver presente forse anche la più elementare definizione (da dizionario di italiano) del merito come "Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore".

Quanto valore per l'esercizio della professione, e non solo quella docente, abbiano stima e riconoscenza è esperienza di tutti, per lo meno nell'evidente insoddisfazione che si scatena in chiunque quando questa dinamica, per varie ragioni (inadempienza evidente del lavoratore o incapacità di altri soggetti coinvolti con lui o lei a riconoscerne il merito), viene meno. Nella scuola l'esperienza della stima e della riconoscenza da parte dello studente per un certo docente sono essenziali; quanti di noi, parlando della scuola secondaria ormai alle spalle, direbbero per prima cosa "Che bravo quel prof di Italiano!". E magari sono anche tornati a salutarlo, per qualche anno, nel corridoio, all'intervallo. Questo, come si suol dire, non ha prezzo ed ha giustamente in sé la sua "giusta ricompensa".

Ma la giusta ricompensa, o "giusta mercede", è un diritto  del lavoratore; che sia difficile misurare il merito, e non solo nel mondo della scuola, ma in ogni ambito, non deve portare a esasperazioni quali la necessità di negarne la ragionevolezza ai fini remunerativi; cioè che non sia necessario riconoscerlo al docente in busta paga. 



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