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SCUOLA/ Assunzioni, la "glasnost" che manca alla (prossima) fase C

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)

Un governo come questo che si gasa per certi numeri che gli sono favorevoli, benché esigui (Pil, ripresina economica, rientro del tasso di disoccupazione), non poteva non esaltarsi per quello che è accaduto e sta accadendo sul fronte della scuola. 

Entrerà a far parte della narrativa di questa particolare legislatura, tutta proiettata a fare ripartire la macchina del Paese, l'assunzione notturna tramite mail di provenienza ministeriale di 9mila docenti, di cui 7mila destinati a spostarsi fuori regione. È quanto ha marcato nella conferenza stampa di ieri (3 settembre) il ministro Giannini che, commentando la manovra, ha specificato che gli oltre 7mila che "l'anno scorso si sono spostati come supplenti, quest'anno si spostano come docenti di ruolo". 

Riassumendo, con le fasi zero e A, che hanno attinto alle graduatorie ad esaurimento e alle graduatorie dei concorsi, e la fase B, riservata ai docenti iscritti nelle graduatorie che hanno compilato domanda di assunzione online entro il 14 agosto scorso, saremmo a quota 38mila assunzioni a tempo indeterminato, compresi gli insegnanti di sostegno, con una mobilità ridotta, per ora. L'identità dei nuovi immessi è la seguente: uno su due con meno di quarant'anni e per la stragrande maggioranza — l'87 per cento — donna. 

Le novità, se così si possono chiamare, relative al computo dei nuovi ingressi, tra assunti di giorno e belli di notte, sono, la prima, che mancano circa 10mila richieste di assunzione, tra precari che non hanno presentato domanda e carenze di aspiranti in graduatoria. Queste disponibilità andranno a supplenza. L'altra novità è che, secondo dichiarazioni del ministro, anche la temutissima fase C, quella dell'eventuale spostamento epocale di docenti dal sud al nord, dovrebbe prevedere non più del 10-15% di mobilità, sui 55mila nuovi posti messi a disposizione per questa fase. 

Da questo punto di vista, in piena estate il Miur si era premurato di far sapere che la prima provincia richiesta in fase C dovrebbe essere quella sulla quale il docente richiedente ha buone probabilità di ricadere. Ma già si prevede che ne mancheranno all'appello addirittura 31mila. Questi scostamenti numerici tra domanda e offerta di lavoro, estranei a qualunque altro settore lavorativo del nostro sistema produttivo (e la scuola in fondo fa parte del sistema che produce conoscenza) dicono di una notevole diffidenza con la quale i precari hanno accolto non tanto la prospettiva di essere assunti anche lontano da casa, bensì l'asetticità eccessiva con cui il meccanismo che presiede alle nomine è stato pensato. 

Dalle parole del ministro trapela che la fase C sarà la più delicata; in fondo fin qui non ci si è mossi che sui posti lasciati liberi dal turn over. Ma da adesso in poi, saranno le scuole ad essere chiamate in causa perché, se non lo hanno fatto, dovranno chiedere regione per regione gli insegnanti per le attività di potenziamento, e lo dovranno fare dimostrando di averne bisogno in un contesto di miglioramento dell'offerta formativa. 



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