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SCUOLA/ Senza "complicità" (col prof) non si impara

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Le lezioni private sono, in generale, molto poco ben viste. Prima di tutto perché sono a pagamento e gravano sulle famiglie, poi perché spesso si rendono necessarie per la mancanza di impegno degli studenti a scuola, infine perché sono piuttosto faticose anche per chi le impartisce.

Spesso però raggiungono il loro obiettivo: le lacune vengono colmate e i debiti ripianati. L'anno è salvo.

C'è poi un elemento positivo in più: seguire individualmente uno studente permette di conoscerne il carattere più di quanto sia possibile in classe. Il ragazzo che prende lezione è in genere insicuro non solo nella materia in cui è debole, ma nello studio e più in generale nei rapporti che più lo interessano. Perciò la grande possibilità per l'insegnante, mentre cerca di aiutare l'allievo nelle sue difficoltà scolastiche, è quella di un'accoglienza semplice della sua persona, con le sue risorse e i suoi limiti, un'accoglienza che diventa un punto di appoggio e un'ancora di sicurezza e di stima reciproca. Niente infatti crea una sorta di virtuosa complicità quanto svolgere lo stesso lavoro insieme.

Resta la distanza tra i ruoli, che rende possibili ascolto e correzione, difese e suggerimenti, ma il tutto è compreso dentro una familiarità che rende più efficace l'apprendimento.

Senza nulla togliere perciò al costo economico e umano delle ripetizioni, si può affermare che esse non siano inutili o peggio dannose e che producano talvolta frutti insperati.

Un esempio. Lezione di latino per la terza scientifico. Per prima cosa occorre colmare le scarse conoscenze grammaticali accumulate nel biennio e dovute all'illusione di poter soppiantare il noioso studio mnemonico di declinazioni e coniugazioni con il ricorso a internet. Risultato dell'operazione: grave difficoltà a riconoscere le desinenze, talvolta anche a distinguere il sostantivo dal verbo.

Insistere su poche, sempre identiche indicazioni (ripetere gli schemi delle declinazioni e delle coniugazioni, individuare il verbo nella proposizione latina e da lì il soggetto) produce l'inizio di un'abitudine all'ordine e alla logica che presto o tardi diventa quasi spontanea. Solo obbligando a certi metodi meccanici, ossia solo percorrendoli insieme, si ottiene che la noia lasci il posto anche a un certo gusto di riuscita.

Se il ragazzo viene lasciato solo ad apprendere ciò che non gli piace, finirà col trascurare i primi rudimenti, valutandoli malamente come inutili e ripetitivi, ma se è accompagnato nel superare i primi scogli, è possibile che si gusti una bella nuotata nel mare magnum ancora modesto del suo elementare latino. La lezione privata è un'occasione per questo lavoro molto umile, che non è del tutto possibile svolgere in classe.



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COMMENTI
08/09/2015 - lezioni private (sergio bianchini)

Tutte giuste le considerazioni di Laura Cioni. Proprio la potenza del lavoro con rapporto 1:1 mi induce a sostenere da anni la necessità di dotare tutti i docenti di un surplus di tempo docenza aggiuntivo rispetto a quello di classe (ottenuto gratuitamente riducendo l'ora a 45-50 minuti) da dedicare al recupero mirato. Questo lavoro, da me lungamente sperimentato, ha anche una forte ricaduta positiva nel lavoro a classe intera dove sia il docente che gli alunni sono più distanti ma che dopo il "corpo a corpo" si percepiscono reciprocamente con maggiore forza. Speriamo che i docenti e gli "esperti" capiscano. Saluti. Sergio Bianchini