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SCUOLA/ La battaglia con Wikipedia è persa in partenza (e dà ragione a Giovenale)

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Per uscire da questa contrapposizione voglio stabilire un punto di partenza che, credo, può essere un dato di fatto condiviso. Eliminare la tecnologia dalla nostra vita è impossibile, tenerla fuori dalla scuola è stupido. Neanche noi insegnanti riusciamo a resistere alla tentazione, che non è più neanche percepita come tale, di consultare Wikipedia quando stiamo preparando una lezione e proprio non ci ricordiamo in che anno Pirandello ha vinto il premio Nobel. Succede al lavoro e succede nella vita di tutti i giorni. L'altra sera ho avuto una gustosa conversazione con un amico a proposito delle grandi bandiere del calcio degli ultimi 20-30 anni, Baresi, Zanetti, Maldini, Del Piero e Totti sul piatto. A suon di smartphone, la discussione si accendeva e ci faceva scoprire dati che aggiungevano sapore ad una conversazione, altrimenti viziata da pure partigianerie da bar. D'altra parte, però, la conoscenza lasciata al web produce mostri. Non c'è bisogno di ricordare la mostruosità dell'affermazione: "L'ho letto su Google", che apre il problema, interessantissimo e assai educativo, dell'autorialità delle informazioni del web. Basta osservare che le informazioni sono, in un certo senso, troppe. Non le può leggere tutte l'insegnante preventivamente, non le legge lo studente se deve copiarle e incollarle, per averle a disposizione in un qualsiasi device, computer, tablet o smartphone che sia. Io quando trovo un articolo che voglio leggere su Facebook, ma sto camminando, o facendo qualunque altra cosa on the go, lo salvo per leggerlo più tardi. Confesso, almeno un articolo su tre finisco per non leggerlo. 

Benefici e "malefici", dunque. Cerchiamo la virtù nel mezzo? Secondo me c'è un'altra strada. L'anno scorso insegnavo storia europea al livello più alto possibile in un liceo americano (è una classe del college anticipata al liceo). Il materiale da studiare era moltissimo. Uno studente in particolare, il migliore, arrivava non solo avendo letto tutte le pagine assegnate del libro di testo, ma essendosi preso la briga di cercare altre informazioni sul web, aver visto documentari su youtube e via dicendo. Io scoprii di questa sua "passione extra" un giorno che mi corresse sul nome di una delle mogli di Enrico VIII (non pensavo, e non penso tutt'ora che sia importante ricordarsele tutte. D'altra parte si può sempre controllare su Wikipedia…). Preso dal panico dell'insegnante, guardavo a questo studente, Steven, come una minaccia alla mia autorevolezza. Ero nello stesso equivoco di quella premessa maggiore (per cui l'autorevolezza dell'insegnante risiede solo nelle sue conoscenze) che, ora, contesto. Dopo qualche giornata di sudori freddi passata, per fortuna, indenne, Steven torna all'attacco. Questa volta, però, mi pone una domanda su una cosa che aveva visto la sera prima. Gli chiedo cosa fosse, mi spiega, racconta e pone la sua domanda. Io non conoscevo né la fonte, né il suo contenuto. Lo scoprivo mentre me lo raccontava. 



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