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SCUOLA/ La battaglia con Wikipedia è persa in partenza (e dà ragione a Giovenale)

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GAINESVILLE, Florida — Le metafore per descrivere il ruolo riservato all'insegnante nella "nuova scuola digitale" (il primo aggettivo legittimo, il secondo, come già discusso, no) sono molteplici: regista, facilitatore, webmaster, motivatore. Il ragionamento è molto semplice e logicamente ineccepibile. Siccome l'insegnante non è più l'unica o la principale fonte di informazioni per lo studente, che ha ora accesso al mondo con un dito, pretendere di insistere con i vecchi metodi della lezione frontale (lecture, qui in America) sarebbe un tentativo donchisciottesco che non vuole arrendersi ai cambiamenti in corso. Di conseguenza, l'insegnante è colui che attiva, indirizza e, nel migliore dei casi, guida gli studenti ad "imparare a imparare", operazione che, idealmente, dovrebbe avvenire in autonomia. Io contesto la premessa maggiore di questo sillogismo. 

Qui le cose, però, si fanno un po' più complicate nel paragone tra Italia e America. Da quello che ho visto, infatti, l'idea che l'insegnante fosse un facilitatore, o un esperto di pedagogia, qui in America era in vigore ben prima dell'avanzata pervasiva della tecnologia a scuola. Ho avuto colleghi che insegnavano allo stesso tempo spagnolo, salute, religione ed educazione fisica. Oppure geometria, storia della Chiesa e American government. Se negli ultimi anni un po' di cose sono cambiate e le scuole cominciano a richiedere che i loro insegnanti abbiano un titolo di studio almeno nell'area in cui insegnano il maggior numero di ore, questo dato può aiutare in parte a spiegare perché la tecnologia sia stata abbracciata così rapidamente e facilmente all'interno della scuola. Se l'insegnante, prima di essere un "cultore" della materia che insegna, è un esperto di "didattica", ciò che prevale è la tecnica di trasmissione, che può essere più o meno replicata su ogni contenuto. 

L'Italia, per contro, ha una grande tradizione di insegnanti che sono, se non accademici, laureati ed "esperti" delle materie che insegnano. La mia contestazione sta nel fatto che il loro expertise risieda soltanto nelle informazioni accumulate. Giovenale, nel primo secolo dopo Cristo, si lamentava che i genitori pretendessero dagli insegnanti di conoscere tutti gli autori tamquam ungues digitosque suos ("come le loro stesse dita e unghie", o come le sue tasche, diremmo noi), mentre gli antichi patres avevano voluto che gli insegnanti avessero il ruolo di un venerato genitore (sancti parentis loco). Chi accetterebbe di descrivere un padre o una madre come un semplice ricettacolo di informazioni? 

Credo che qui risieda il nocciolo del problema. E la risposta a quale sia il ruolo e l'importanza dell'insegnante permette di dare sostanza alla parola "scuola", e quindi di uscire da una contrapposizione facile tra la scuola all'antica, dei nostri padri (mia nonna fece la maturità portando all'esame tutte le materie del triennio; quante volte mi sono sentito ripetere questa storia, segno di de-generazione della mia generazione, eccetera) e quella confusa e distratta, da intrattenimento, dei tempi moderni. 



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