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SCUOLA/ Che cosa chiede la riforma di Renzi alle scuole paritarie?

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Papa Francesco visita una scuola durante l'ultimo viaggio negli Usa (Infophoto)  Papa Francesco visita una scuola durante l'ultimo viaggio negli Usa (Infophoto)

La scuola paritaria continua ad approfondire la nuova normativa, legge 107, varata dal Parlamento nel luglio scorso, cercando di capire quanto possa incidere sulla sua autonomia organizzativa e quanto contenga di "obbligatorio" al fine di non trovarsi in difficoltà in caso di ispezioni, peraltro previste dal comma 152 della stessa legge e già avviate dal ministero.

Volontà da apprezzare poiché è indice di quanto la scuola paritaria sia positiva e voglia comprendere ed interpretare al meglio le nuove norme per espletare la sua funzione pubblica, spesso dimenticata da istituzioni e mondo politico: dare alla nuova norma piena attuazione.

Disal e Foe per rispondere a questa esigenza hanno appena svolto il seminario tenuto a Bologna dal titolo "Che cosa Chiede la L. 107/2015 alle scuole paritarie" che ha riscosso pieno successo di partecipazione.

Gli ottimi interventi dei due relatori di sicuro spessore, Stefano Versari, direttore dell'Usr Emilia-Romagna ed Ermanno Puricelli, dirigente scolastico, formatore e collaboratore dell'Università di Bergamo, sono stati impostati in modo pragmatico per dare ai partecipanti il maggior numero di certezze possibili in ordine alle incombenze formali, legate alle vicine scadenze previste.

Chi non conosce molto il settore della scuola paritaria potrebbe chiedersi il perché di questa esigenza ma, come scritto più volte su queste pagine, il testo della legge 107 sembra redatto con la volontà di non tenere in considerazione le scuole paritarie, citate direttamente solo in 3 commi (137, 152, 181 – tutti relativi ad obblighi) sui 212 complessivi, come se non facessero parte, con pari dignità, dell'unico sistema nazionale di istruzione e formazione, legge 62/2000 docet.

Il direttore regionale, nel suo apprezzato intervento, ha voluto dare una chiave di lettura diversa della legge invitando ad eliminare sia i pur giustificati pregiudizi, sia la mentalità vittimistica da "Calimero" per coglierne il messaggio positivo che invita a riorientare il modo di insegnare una in nuova dimensione pedagogica verso un curricolo esplicito ed implicito che tenga conto anche degli ambienti di apprendimento, attuabile grazie alle aperture della legge tese a dare piena attuazione all'autonomia delle istituzioni scolastiche (comma 1), ampliando la flessibilità con indicazioni significative nei commi 3 e 7 (integrazione tra discipline, dimensione internazionale, agenda digitale…).

Secondo Versari questa impostazione, che chiama tutte le scuole a dar vita alla loro riorganizzazione interna, può essere favorevole alla scuola paritaria che ha sempre dovuto ingegnarsi con creatività alla costruzione di un'offerta formativa competitiva per poter attrarre l'interesse di genitori e studenti e, quindi, già pronta per un ulteriore miglioramento. 

Il direttore emiliano ha voluto sottolineare che nell'ambito dell'unico sistema nazionale ritiene giusto che nella legge si parli solo di istituzioni scolastiche ed evidenziava che anche lo specifico termine "statale" è previsto solo in pochi commi. Ad esemplificazione ha segnalato che 59 commi riportano norme che riguardano la scuola paritaria anche se non esplicitamente indicata e ne ha commentati alcuni per aiutare tutti ad acquisire una chiave di lettura più oggettiva.



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