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SCUOLA/ Religione cattolica, una "legione" (88%) mai così debole

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Intanto, questa ricerca non è entrata nel dibattito pubblico. E' stata diplomaticamente consegnata alla critica roditrice dei topi. Eppure, la realtà è davanti agli occhi: il fallimento sostanziale dell'Irc. Oggi gli occhi di chi dovrebbe guardare sono coperti dal velo opaco di interessi materiali — al Sud le numerosissime sedi vescovili non vogliono perdere il potere di assegnare posti di lavoro — e di conservatorismo ideologico. Intanto i nostri ragazzi restano i più ignoranti d'Europa in fatto di Bibbia e più analfabeti religiosi. Quanto tutto ciò possa minare la formazione dell'uomo e del cittadino già si può vedere.



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COMMENTI
14/01/2016 - Leggo e sono combattuto... (Dmenico Tallarico)

Da insegnante Irc ho letto l'articolo e sono molto combattuto su come rispondere, da una parte è vero che ci siano tanti problemi mai affrontati nell'Irc (essere materia facoltativa, avere alternative assurde e mal gestite, insegnanti poco motivati, ecc.) dall'altra mi stupisce come tutto possa essere ridotto a statistica, che l'insegnamento Irc sia inutile è una grandissima balla (per non dire di peggio). Il nostro autore dovrebbe venire nelle mie classi in seconda e vedere l'attenzione e l'interesse dei ragazzi quando si parla di Gesù oppure in terza quando ci interroghiamo sul valore della vita nascente e come lo sguardo di Gesù è l'unico che guarda all'uomo in modo vero... Un giornalista, commentatore o quel che è Cominelli può ridurre l'Irc a banali numeri statistici e fare un buon servizio? Forse c'è qualcosa di più che val la pena raccontare e da cui prendere spunto anche per una riforma.

RISPOSTA:

Proprio perché ritengo che l'insegnamento della religione sia essenziale (non una balla!), sono anche costretto a constatare che l'attuale collocazione istituzionale-didattica dell'IRC rende quell'insegnamento difficile e inefficace. I numeri sono prodotti da una ricerca promossa in ambito cattolico. E sono quelli lì! prenderne atto quale punto di partenza per una riflessione significa ridurre tutto a statistica? Avendo fatto anch'io l'insegnante, so benissimo che quando una cosa la racconti bene, i ragazzi ti seguono. Resta, tuttavia, l'implausibilità dell'impianto complessivo. GC

 
13/01/2016 - Grazie. Aggiungo a queste domande un'altra (ROBERTO PELLEGATTA)

Condivido l'interesse dell'articolo e ringrazio Cominelli di farci conoscere una ricerca che dovrebbe essere oggetto di seria riflessione. Senza entrare direttamente nella questione, ma prendendo spunto da questa, aggiungo alla domanda sulla attualità o meno dell'attuale IrC un dato storico e quindi un altra domanda. Quando a suo tempo (Concordato Craxi) la Conferenza Episcopale Italiana fece la scelta (conclusasi con l'operazione ruolo di Moratti) di avviare il riconoscimento istituzionale dell'IrC nella scuola italiana, la stessa scelse di accantonare l'altra ipotesi offerta loro da quel Governo: quella di attuare in toto il riconoscimento giuridico ed ecomomico delle scuole non statali, sul modello di quanto scelto in altri paesi europei. Chissà fu proprio una scelta per il bene della scuola e della nazione....

RISPOSTA:

Il fatto è che la CEI ha per lo più praticato la strategia della minestra di lenticchie. Con quali risultati, ciascuno può vedere. Fu una scelta suicida. GC

 
12/01/2016 - rimozioni (Giuliana Zanello)

Articolo molto interessante. In quanto insegnante non di religione, sono particolarmente colpita dal dato per cui gli interpellati dichiarano di ricavare le proprie conoscenze in campo religioso solo per il 2,3% dalle altre materie. E' quindi possibile insegnare varie letterature, storia, filosofia, storia dell'arte richiamando solo raramente nozioni che hanno a che fare con la religione? Parlo apposta di 'nozioni' perché, anche senza arrivare alla questione di fondo, ai significati, ciò parrebbe impossibile anche sul piano meramente filologico-descrittivo. Insomma il dato sembra porre qualche domanda anche sulla qualità strettamente tecnica dell'offerta disciplinare.

RISPOSTA:

Totalmente d'accordo con la Sua osservazione. Se applicassimo alle altre discipline-chiave (Italiano-Matematica- Scienze-Storia) lo stesso criterio esigente che usiamo per l'IRC, cioè la verifica delle competenze (il grado di incarnazione delle nozioni nell'esistenza di ciascuno), scopriremmo che sono messe malissimo. Alla base sta l'idea illuministica che la religione sia un residuo della civilizzazione e che non c'entri con il presente. Si può parlare di Sant'Agostino, senza coinvolgere letteratura, storia civile e politica, Cristianesimo?... Il che mi rafforza nell'idea che l'interdisciplinarietà è la condizione per un efficace insegnamento della religione, nel contesto istituzionale e didattico attuale. GC