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SCUOLA/ La religione cattolica? Non "confondiamo" il Concordato con gli studenti

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E dirò di più: nonostante tutti i problemi, le criticità e i limiti, spesso l'insegnante di religione è un punto di riferimento per l'intero istituto e un raggio di luce nel buio che caratterizza la vita di tanti studenti. Ne ho scritto qualche tempo fa in occasione della prematura scomparsa di una cara amica insegnante di religione ("Daniela, un sorriso che ha cambiato la scuola", La nuova bussola quotidiana, 11 gennaio 2013) alla quale — a ulteriore riprova di ciò — è stata recentemente dedicata la biblioteca della scuola superiore nella quale insegnava. 

Questo apre ad alcune considerazioni conclusive sul numero degli avvalentesi. 

Se è vero, come risulta dai dati pubblicati annualmente da apposito servizio della Cei, che dal 2001 l'incidenza è scesa di 5,5 punti percentuali (dal 93,4% all'87,9% gli studenti che si avvalgono dell'Irc), è altrettanto vero che nel frattempo nella scuola statale sono aumentati considerevolmente gli alunni stranieri di altre religioni che possono decidere di non avvalersi dell'Irc. 

Inoltre, si è verificato per la prima volta un fatto anomalo: alle superiori, dove la scelta viene effettuata direttamente dai ragazzi e quindi "è notoriamente più esposta alle opzioni negative", i numeri nel 2014/15 sono stati in deciso aumento. Se, infatti, nel 2013/14 gli studenti che avevano scelto di avvalersi dell'Irc erano stati 2.082.938, pari all'80,7% del totale, l'anno successivo sono stati 2.109.607, cioè 26.668 in più. 

Forse, a fronte dell'importante ondata migratoria che sta interessando l'Italia e l'Europa, i giovani iniziano ad avvertire l'urgenza di  conoscere i fondamenti della cultura occidentale, di cui il cristianesimo è senz'altro uno dei capisaldi; come pure, di fronte all'ondata di terrorismo di matrice islamica, iniziano a chiedersi cosa stia accadendo e in che misura il fenomeno religioso incida — nel bene e nel male — sulla vita e sulle vicende dei popoli. 

Vedremo se le iscrizioni di quest'anno confermeranno questo rinnovato interesse. 

Nell'attesa, ringrazio Cominelli per aver sollevato il problema con franchezza e stimolato il dibattito, che è senz'altro utile e necessario. Però con realismo, senza sparare sulla Croce Rossa.



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COMMENTI
15/01/2016 - CARO LEPORE... (GIOVANNI COMINELLI)

Come già fatto notare da Pellegatta, oggetto dell'articolo non sono i docenti di religione (sarebbe interessante una ricerca al riguardo), ma l'IRC, cioè l'assetto istituzionale-amministrativo-didattico dell'insegnamento della religione. Anche se tutti i docenti di religione avessero tre lauree e fossero tutti bravissimi sul piano didattico-relazionale, non credo che i risultati sarebbero molto diversi. E la ragione è quel PASTROCCHIO POLITICO-CLERICALE, che Lepore denuncia, con un giudizio che coincide con il mio. Quel pastrocchio che la CEI, da sempre fautrice di una politica della minestra di lenticchie, ha costruito con il Concordato del 1984. Quel che mi ha stupito di più è che la Ricerca, commissionata dalla Conferenza episcopale lombarda, sia stata dalla stessa sepolta sotto altri dossier. Soluzioni? Da escludere quella di lasciare le cose come stanno, magari consolandosi con una eventuale ripresa dei numeri o con il fatto che a volte i docenti di religione hanno grandi capacità sapienziali e carismatiche. Altre soluzioni? Premesso che un conto è l'IRC e un conto è "sapere la religione cattolica" (è il titolo della ricerca) e che quest'ultimo obbiettivo è essenziale e decisivo ai fini della formazione della persona e del cittadino, resta che quel sapere dovrebbe entrare nelle competenze-chiave professionali di chi insegna storia, italiano, filosofia e religione. Non sempre accade. E comunque l'interdisciplinarietà è praticata raramente.

 
13/01/2016 - Non i docenti o le ore ma la forma oggi e allora (ROBERTO PELLEGATTA)

Mentre non mi pare utile in alcun modo porre l’ipotesi di tornare all’obbligo o di aumentare le ore dell’IrC (tutti gli insegnanti a scuola si lamentano che hanno poche ore…), mi sembrerebbe seria una riflessione globale sulla natura e l’utilità di questo IrC a scuola. Questo mi pareva tentasse la ricerca e le riflessioni di Cominelli che ce l’ha fatta conoscere. E quando si riflette su di una questione seria è meglio non usare circonlocuzioni benevolenti, ma mettere con chiarezza il dito sul problema. La questione seria posta dalla ricerca non sta nella buona volontà o meno dei docenti (se la si applicasse a tutte le discipline…), né nella percentuale di non adesioni, ma sugli effetti e quindi sulla utilità di “questo” IrC, cioè su questa scelta fatta in Italia allora (Concordato) della modalità con cui riconoscere nella formazione di un giovane il ruolo “culturale” del fatto religioso nella nostra storia. Non dimentichiamo che quel riconoscimento fatto allora scartò (da parte di un soggetto in gioco) l’altra scelta sul tavolo della trattativa: quella della piena attuazione della libertà educativa con la parità giuridico-economica della scuola non statale. Con la conseguenza, anche, che nella scuola statale il problema dell’IrC avrebbe assunto una prospettiva diversa.

 
13/01/2016 - Più degli insegnanti di altre discipline?! (Vincenzo Pascuzzi)

“…spesso l'insegnante di religione è un punto di riferimento per l'intero istituto e un raggio di luce nel buio che caratterizza la vita di tanti studenti…”. Più degli insegnanti di altre discipline?! Opinione soggettiva, non dimostrabile, non verificabile. Opportuno – a mio giudizio - sostituire “spesso” con “a volte”.