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UNIVERSITA'/ Niente discussione alla laurea triennale? Lo "sconto" che gli studenti non vogliono

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Durante una protesta studentesca a Torino (Infophoto)  Durante una protesta studentesca a Torino (Infophoto)

La proposta dell'abolizione, dopo mesi di "dialogo" (impegnativo, in cui abbiamo cercato di offrire tutto il nostro contributo), ha subito da dicembre una brusca sterzata. Questo perché entro l'inizio di febbraio l'ateneo è tenuto a inviare al ministero gli ordinamenti didattici dei corsi di laurea. Così, in fretta e furia, senza che si discutesse effettivamente il merito, la parola "discussione" è stata cancellata dalle norme, dando via libera allo smantellamento. Allertati da ciò, come rappresentanti di Lista Aperta Obiettivo Studenti, coinvolgendo i colleghi di UniSì - Uniti a Sinistra, abbiamo lanciato una raccolta firme online, che in meno di tre giorni ha raccolto più di 3.500 firme a sostegno del mantenimento della discussione pubblica e della non riduzione degli appelli. Il 21 dicembre, le rappresentanze studentesche ("grande assente", UniLab - Unimi) e centinaia di studenti si sono trovati nell'atrio dell'aula magna, vicino all'aula in cui si stava svolgendo il comitato di direzione della facoltà. 

Di fronte alla manifestazione degli studenti, pacifica e corale, alcuni professori si sono ricreduti sull'opportunità di decidere frettolosamente in quella sede, comprendendo la necessità di una discussione più accurata al riguardo, nonostante la volontà della direzione di far passare senza colpo ferire l'abolizione della discussione e la riduzione degli appelli. È stata così istituita una commissione paritetica (formata da tre professori, tre studenti e il prof. Sinigaglia) con l'intento di conciliare le diverse prospettive al riguardo. Purtroppo, dopo la prima seduta di questa commissione, ci siamo resi conto che da parte di chi guida i lavori non vi è nessuna intenzione di scostarsi dalla propria prospettiva, cosa che rende impossibile qualsiasi alternativa e rende semplicemente retorica la costituzione della commissione.

Potrà sembrare strano, ma a noi interessa non sprecare gli anni dell'università. È per questo che, come la maggioranza dei nostri compagni di corso, non abbiamo accolto la proposta di abolizione delle discussioni pubbliche delle tesi triennali o di un eventuale alleggerimento del carico didattico degli esami con esultanza ("meglio così, meno lavoro"), ma con rammarico e anche un po' di sconcerto, per la prospettiva di perdere un'occasione. Non vogliamo sconti, ma possibilità di crescere. La maggior parte di noi studenti è ben disposta a lavorare sodo, soprattutto se c'è qualcuno che su di noi è pronto a scommettere, invece che trattarci come elementi di una statistica (magari in vista di quote premiali che, in realtà, sono solo un'infima parte dell'ammontare dei finanziamenti). 

Forse, se l'unico modo per affrontare un problema è eliminarlo, non sono state pensate tutte le vie percorribili. Quello che ci sembra mancare è una adeguata considerazione della formazione degli studenti. Nelle principali sedi italiane, l'elaborato triennale è stimato come una prova importante e come tale trattato, con tanto di discussione pubblica. L'Università di Milano, tra le più prestigiose, non dovrebbe essere un capofila nella promozione della qualità? Come studenti ci siamo adoperati per mettere a punto proposte alternative, ragionevoli e realizzabili, ma abbiamo dovuto constatare una sostanziale mancanza di ascolto, al di là di una valorizzazione meramente verbale. 



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