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SCUOLA/ Il dirigente scolastico: troppo potere o troppo poco?

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Sarebbe chiaro a tutti il clima del territorio in cui le scuole operano ed i consigli dei più esperti ed il parere su questioni delicate del vicinissimo dirigente distrettuale sarebbero  ascoltati in maniera semplice e rapida. Anche le aspettative del datore di lavoro (il ministero) sarebbero esplicitate concretamente e chiaramente e non tramite i comunicati generali fatti per compiacere la stampa. I rischi di svarioni o abusi personali diminuirebbero moltissimo ed anche la sottomissione a realtà organizzative deteriorate e pietrificate di un singolo istituto sarebbe molto minore. I dirigenti dell'ufficio scolastico distrettuale sovraordinati a 20-30 presidi diventerebbero i veri collegamenti tra ufficio scolastico regionale e ministero da una parte e realtà degli istituti scolastici dall'altra.

Il governo della scuola sarebbe allora possibile con segnali veri, rapidi e chiari dal centro alla periferia e viceversa — e sottolineo il "viceversa", oggi completamente assente.

Perché si lasciano invece sopravvivere i circa cento uffici scolastici provinciali? Ormai sono totalmente inutili. Con due o trecento dirigenti di Usd si introdurrebbero, a costi praticamente invariati, delle reali linee di comunicazione, di collegamento e di forza e gli apparenti dispotismi dei presidi, che sono in realtà stravaganze di poverelli spesso impauriti e frustrati, sicuramente cesserebbero. Certo i vertici ministeriali dovrebbero a quel punto diventare dirigenti veri, e non galleggiatori nobilitati da appelli generali politicamente corretti e à la page.

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COMMENTI
04/01/2016 - Un super-dirigente per 380 ambiti-contee? - 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

“Il dirigente scolastico: troppo potere o troppo poco?” si chiede Sergio Bianchini, e si risponde: “il potere del preside è praticamente nullo”, “dirigere le scuole è sempre più difficile. Il povero [?!] preside si barcamena e siccome dall'alto vengono solo indicazioni generiche e la certezza di essere abbandonati in caso di conflitto pubblico”, “il ministero è contemporaneamente invadente ed assente”. Seguono altre considerazioni e poi Bianchini, che è stato preside, propone una sua soluzione: “200 o 300 [super]dirigenti di Usd” ognuno a controllare una ventina di presidi in modo che così “gli apparenti dispotismi dei presidi, che sono in realtà stravaganze di poverelli spesso impauriti e frustrati, sicuramente cesserebbero”. La questione del potere attribuito ai d.s. o presidi è reale e fondata, se ne sta discutendo in rete partendo dai “docenti contrastivi” dell’ANP e dai “presidi sceriffi” con super poteri ex ddl “buona scuola”. Le osservazioni di Bianchini sono un contributo di conoscenze dirette. Invece la soluzione ipotizzata, ammesso che vada bene ai presidi, non risolve, non è praticabile. Aggiungere un super-preside per ogni futuro “ambito territoriale” (quasi una contea medievale …. in condominio fra 20, 30 presidi) verticalizza la scuola, aggiunge un livello gerarchico sopra i docenti, penalizza, umilia la didattica (ultima ruota del carro e quasi superflua), valorizza ancora di più burocrazia e gerarchia che didattica non sono.

 
04/01/2016 - Un super-dirigente per 380 ambiti-contee? - 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Per didattica si intende il binomio docente-discente/i (o docente-classe di consistenza moderata), binomio essenziale e autosufficiente almeno agli albori della nascita delle scuole quando, in una possibile proto-scuola, sicuramente il preside o il direttore non esistevano. L’istruzione si realizava tra maestro e allievo (o un ridotto gruppo). Ce lo conferma oggi Malala Yousafzai: «One child, one teacher, one book, one pen can change the world». Lo testimonia la scuola creata da Clarissa Barton (1821-1912) nel New Jersey che raggiunse 600 studenti nel 1854, in soli 4 anni e senza bisogno di preside o supervisore. Crescendo il numero degli allievi, la scuola ha iniziato ad aver bisogno di attività organizzative, amministrative e burocratiche e di gerarchia per queste attività non-didattiche. In seguito, è successo che questa gerarchia non-didattica ha finito per prevalere e sottomettere anche la didattica. Il maestro da libero rispetto agli allievi è diventato subordinato, quasi schiavo rispetto al direttore o al preside o dirigente scolastico. La burocrazia ha prevalso sulla didattica invece di affiancarla. Non bisogna assecondare questa tendenza. Anzi bisognerebbe monitorarla individuando indici significativi del rapporto didattica/burocrazia. Quanti sono gli addetti alla prima e alla seconda attività, quante risorse economiche ai primi e quante agli altri? In totale e in media.

 
02/01/2016 - dirigenti (roberto castenetto)

Non è proprio così. Io ho avuto a lungo sia esperienze di Rsu, sia di Consiglio d'Istituto e, anche se una rondine non fa primavera, posso dire che nelle scuole oggi dettano legge delle minoranze, quasi sempre legate alla dirigenza. Quindi né collegio docenti né Rsu, per il semplice motivo che in detti organismi nessuno si spende più per il bene della scuola, ma tutti pensano al proprio interesse, grande o piccolo che sia. In un contesto così individualista e sfilacciato, prevale la forza sindacale, dove c'è, quando si tratta di Ata, e la forza ideologico-affaristica di gruppuscoli, quando si tratta di personale docente e di genitori. In questo senso il Dirigente ha più potere, perché non deve fare i conti con nessun soggetto reale, ma solo con interessi particolari. Bisognerà poi riflettere su quanto si sta prefigurando: ovvero la scomparsa progressiva del docente e della disciplina, a favore di competenze e progettazioni varie. Da anni ormai abbiamo accettato che persone esterne alla scuola sostituiscano i docenti nel loro lavoro. E ora ne vedremo le conseguenze. Qui i Dirigenti avranno buon gioco nell'esautorare ulteriormente i docenti, nel tenerli in pugno, salvo poi trovarsi con nulla in mano.